Il trauma non sempre si presenta come un ricordo chiaro: può restare nel corpo, nelle relazioni e nel modo in cui ti senti con te stesso. La psicoterapia aiuta a riconoscerne le tracce e a costruire più sicurezza interna.
La natura del trauma: quando qualcosa non passa davvero
Forse non riesci a dire con precisione cosa ti succede. Magari non pensi nemmeno che la parola trauma ti riguardi.
Eppure senti che qualcosa continua a farsi sentire: nel corpo, nelle emozioni, nelle relazioni, nel modo in cui reagisci anche quando vorresti fare diversamente.
Può essere una tensione costante o un senso di allarme difficile da spiegare. Può essere la tendenza a chiuderti, a compiacere gli altri, a controllare tutto in un eccessivo zelo di perfezionismo, o a sentirti improvvisamente distante da te stesso.
A volte non c’è un solo episodio “eclatante” da raccontare. Altre volte c’è stato, ma ciò che pesa oggi non è solo il ricordo: è il modo in cui quell’esperienza ha continuato a vivere dentro di te anche senza che tu te ne sia accorto/a
Che cos’è il trauma?
In quanto psicologo a Bologna, quando parlo di trauma, non mi riferisco solo a un evento difficile o doloroso.
Parlo soprattutto di ciò che quell’esperienza ha lasciato nel sistema nervoso, nel corpo e nel senso e nella percezione della tua sicurezza personale.
In alcune situazioni l’organismo viene sopraffatto e non riesce a elaborare pienamente ciò che sta accadendo. Da quel momento può continuare a reagire come se il pericolo non fosse davvero finito.
Per questo il trauma può mostrarsi in molti modi diversi:
- iperattivazione, agitazione, irritabilità
- blocco, spegnimento, senso di vuoto
- difficoltà a fidarsi
- vergogna o colpa persistenti
- bisogno di controllo
- distanza dal corpo o dalle emozioni
- sensazione di “non esserci del tutto”
Queste reazioni non sono segni di debolezza. Spesso sono strategie di sopravvivenza che hanno avuto una funzione e che oggi, però, possono diventare fonte di sofferenza.
Quando il trauma prende forme diverse
Non tutte le esperienze traumatiche hanno la stessa forma. Distinguere questi quadri può aiutare a dare un nome più preciso a ciò che accade, senza ridurre la complessità della storia personale.
Trauma da singolo evento
A volte il trauma nasce da un episodio circoscritto che supera la capacità di risposta della persona in quel momento: per esempio un incidente, un’aggressione, un lutto improvviso, una minaccia grave, un evento medico invasivo o una situazione vissuta come estrema.
Dopo un singolo evento traumatico, alcune persone continuano a sentirsi in allerta, evitano certe situazioni, hanno immagini intrusive, sobbalzi, insonnia o la sensazione che il corpo non si rilassi mai del tutto.
Trauma da più eventi ripetuti
In altri casi il trauma non dipende da un solo episodio, ma da esperienze ripetute, prolungate o difficili da interrompere: abuso, violenza, umiliazione, trascuratezza, controllo, esposizione continua all’imprevedibilità o alla paura.
Qui il sistema nervoso non reagisce solo a un momento critico: si organizza nel tempo attorno alla sopravvivenza. Questo può influenzare profondamente la regolazione emotiva, l’immagine di sé, la capacità di fidarsi e il modo di stare nelle relazioni.
Il trauma complesso è ampiamente usato nella clinica e nella letteratura, ma non compare come diagnosi autonoma nel DSM-5-TR; in ambito diagnostico, le sue manifestazioni possono essere inquadrate in modi diversi a seconda del quadro clinico.
Chi ha vissuto trauma complesso spesso non porta solo dolore, ma anche adattamenti profondi: ipervigilanza, compiacenza, ritiro, vergogna, confusione interna, oscillazioni tra bisogno di vicinanza e paura del contatto, difficoltà a sentirsi stabile.
Trauma relazionale o di attaccamento
In alcune storie, la ferita si forma proprio nelle relazioni da cui ci si aspetterebbe protezione.
Quando le figure di riferimento sono state fonte di paura, imprevedibilità, svalutazione, trascuratezza o invasività, la relazione stessa può diventare il luogo in cui si intrecciano bisogno e pericolo.
Questo tipo di sofferenza si colloca spesso nell’area del trauma complesso, ma ha un impatto particolare sul senso di sé e sulla possibilità di sentirsi al sicuro con l’altro.
Può esprimersi, per esempio, attraverso:
- forte sensibilità al rifiuto o alla distanza
- paura dell’intimità o dipendenza dalla conferma
- difficoltà a riconoscere i propri bisogni
- vissuti intensi di vergogna, colpa o inadeguatezza
- cambiamenti improvvisi nello stato interno
- conflitto tra una parte che cerca vicinanza e una parte che teme il legame
Quando il trauma si esprime anche come dissociazione
Non tutte le persone traumatizzate vivono il trauma come ansia o iperallerta.
Per alcune, la risposta principale è il distacco, l’isolamento sociale.
La dissociazione può assumere forme diverse: sentirsi scollegati dal corpo, come se tutto fosse ovattato o irreale; non riconoscersi pienamente in ciò che si prova; avere la sensazione di funzionare “in automatico”; sentire dentro di sé spinte molto diverse, come se parti di sé andassero in direzioni opposte.
In una prospettiva orientata al trauma, queste esperienze non vengono lette come stranezze o difetti di carattere. Sono, spesso, modi con cui il sistema ha cercato di proteggersi da ciò che era troppo da sentire, troppo da integrare o troppo da sostenere in quel momento.
Inquadramento diagnostico: cosa prevede il DSM-5-TR
Non tutte le persone che hanno vissuto esperienze traumatiche ricevono la stessa diagnosi.
Il DSM-5-TR colloca questi quadri principalmente nell’area dei disturbi correlati a trauma e stress e dei disturbi dissociativi. Tra le diagnosi più rilevanti per una pagina come questa ci sono Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), Disturbo Acuto da Stress, Disturbo dell’Adattamento e i disturbi dissociativi.
Disturbo post-traumatico da stress (PTSD)
Nel DSM-5-TR il PTSD non è da intendersi come semplice stress e nervosismo, richiede l’esposizione a un evento traumatico qualificante e la presenza di sintomi riconducibili a quattro aree: intrusione, evitamento, alterazioni negative di pensieri e umore, alterazioni dell’arousal e della reattività. I sintomi devono durare per più di un mese e avere un impatto significativo sul funzionamento della persona.
PTSD con sintomi dissociativi
Il DSM-5-TR prevede anche un sottotipo dissociativo del PTSD, quando al quadro post-traumatico si associano in modo persistente o ricorrente sintomi come depersonalizzazione e/o derealizzazione. Questo è particolarmente importante quando il trauma non si esprime solo come allarme, ma anche come distacco, irrealtà o perdita di continuità nell’esperienza di sé.
Disturbo acuto da stress
Quando i sintomi traumatici compaiono nel periodo immediatamente successivo all’evento, il DSM-5-TR prevede la diagnosi di Disturbo Acuto da Stress. Si tratta di un quadro che riguarda il primo mese dopo il trauma e che può includere sintomi intrusivi, evitamento, dissociazione, alterazioni dell’umore e attivazione.
Disturbo dell’adattamento
Non tutta la sofferenza legata a eventi difficili rientra nel PTSD. In alcuni casi il DSM-5-TR parla di Disturbo dell’Adattamento, cioè di una risposta emotiva o comportamentale clinicamente significativa a uno o più fattori stressanti identificabili. Questa diagnosi può essere utile quando la sofferenza è reale e importante, ma non soddisfa i criteri per un disturbo post-traumatico.
Disturbi dissociativi
Quando prevalgono discontinuità nell’esperienza di sé, della memoria o della percezione, il DSM-5-TR colloca il quadro nell’area dei disturbi dissociativi, che comprende tra gli altri Disturbo Dissociativo dell’Identità, Amnesia Dissociativa e Disturbo di Depersonalizzazione/Derealizzazione. Sono diagnosi distinte dal PTSD, anche se possono avere una forte relazione con storie traumatiche.
Le diagnosi psicologiche servono a orientare la comprensione clinica, ma non esauriscono la complessità della storia personale. Per questo, nel lavoro terapeutico, la valutazione diagnostica è importante ma non sostituisce un ascolto attento di come il trauma si è organizzato nella vita della persona.
Come lavoro con il trauma
Nel mio lavoro clinico integro una prospettiva orientata al trauma con strumenti della CBT e della MCT, insieme al modello TIST di Janina Fisher, con una particolare attenzione al trauma complesso, alla dissociazione, al trauma relazionale e al lavoro con le parti.
Questo significa che la terapia non si concentra solo sul raccontare ciò che è successo.
Lavora anche su ciò che accade nel presente: nel corpo, nel sistema nervoso, nelle emozioni, nelle reazioni automatiche e nei conflitti interni che spesso accompagnano la storia traumatica.
Se sei curioso/a di scoprire come applico la terapia cognitivo comportamentale a Bologna, leggi l’articolo del mio blog!
Trattamento del trauma: un lavoro graduale, orientato alla sicurezza
Nel trattamento del trauma non è utile forzare tempi o contenuti.
Per questo il percorso procede in modo graduale, rispettando la finestra di tolleranza della persona e costruendo prima di tutto più stabilità, consapevolezza e possibilità di regolazione.
L’obiettivo non è “rivivere tutto”, ma creare le condizioni per stare più al sicuro dentro la propria esperienza.
Lavorare sul presente
La CBT orientata al trauma aiuta a riconoscere i circoli che mantengono la sofferenza: evitamento, allarme, interpretazioni minacciose, autocritica, vergogna, strategie di controllo che nel breve termine proteggono ma nel lungo alimentano il problema.
Questo lavoro permette di dare senso alle reazioni traumatiche e di sviluppare modalità più stabili per affrontarle.
Lavorare con le parti
Nel modello TIST, molte reazioni traumatiche vengono comprese come tentativi di sopravvivenza organizzati in diverse parti dell’esperienza: una parte che vuole avvicinarsi e una che vuole sparire; una che controlla tutto e una che crolla; una che funziona e una che porta il dolore.
Nel mio approccio queste parti non vengono considerate “problemi da eliminare”, ma adattamenti che meritano comprensione. Il lavoro terapeutico aiuta a riconoscerle, ridurre il conflitto interno e costruire maggiore integrazione.
Affrontare un trauma: che cosa può cambiare in terapia
Ogni percorso è diverso, ma spesso il lavoro sul trauma aiuta a:
- comprendere meglio le proprie reazioni
- ridurre allarme, blocco o senso di sopraffazione
- aumentare la capacità di regolazione emotiva
- sentirsi più presenti nel corpo e nelle relazioni
- distinguere il passato dal presente
- sviluppare un senso di sé più stabile e meno dominato dalla sopravvivenza
A chi si rivolge questo percorso per superare il trauma?
Questo spazio di lavoro volto a superare il trauma può essere adatto a te se:
- fai fatica a capire se ciò che hai vissuto “conta davvero” come trauma
- ti riconosci in stati di allarme, blocco, spegnimento o dissociazione
- hai vissuto relazioni segnate da paura, instabilità, trascuratezza o violenza
- senti di ripetere sempre gli stessi schemi relazionali senza comprenderli fino in fondo
- hai già fatto altri percorsi, ma senti che lavorare solo sul piano razionale non è sufficiente
- cerchi un professionista che conosca trauma complesso, dissociazione e modelli orientati al trauma
Non è necessario arrivare con una definizione precisa di ciò che ti è successo. A volte il lavoro comincia proprio dal dare senso, con delicatezza e senza forzature, a esperienze che finora sono rimaste confuse o difficili da nominare.
Come avviene il primo contatto con me?
Se ti riconosci in qualcosa di ciò che hai letto, puoi scrivermi per un primo contatto.
Nel primo colloquio potremo capire insieme che cosa ti sta portando oggi a cercare aiuto, quali sono le difficoltà principali e se questo tipo di lavoro può essere adatto alla tua situazione.
Queste informazioni non sostituiscono una valutazione professionale in studio.
FAQ
Come faccio a capire se quello che ho vissuto è trauma?
Se vuoi capire che quello che hai vissuto è un trauma, sappi che non sempre il trauma coincide con un evento che appare chiaramente “grave” dall’esterno. A volte lo si riconosce dagli effetti: allarme costante, blocco, vergogna, dissociazione, difficoltà relazionali, senso di insicurezza persistente.
Il trauma complesso è una diagnosi del DSM-5-TR?
No, il trauma complesso non è una diagnosi del DSM-5-TR come diagnosi autonoma. Nel DSM-5-TR la sofferenza traumatica può essere inquadrata, a seconda del quadro clinico, attraverso diagnosi come PTSD, PTSD con sintomi dissociativi, disturbo acuto da stress o disturbi dissociativi.
La dissociazione è sempre un disturbo dissociativo?
No, la dissociazione non è sempre un disturbo dissociativo. La dissociazione può comparire anche all’interno di un PTSD. Il DSM-5-TR prevede infatti un sottotipo dissociativo del PTSD; in altri casi, invece, i sintomi dissociativi possono rientrare in un disturbo dissociativo specifico.
Serve parlare subito di tutto quello che è successo?
No, non serve parlare subito di tutto quello che è successo. Nel lavoro sul trauma non è necessario raccontare tutto immediatamente. Spesso il primo obiettivo è costruire sicurezza, stabilità e capacità di regolazione, prima di avvicinarsi ai contenuti più dolorosi.
Lavorare sul trauma significa rivivere il dolore?
No, lavorare sul trauma non significa rivivere il dolore. Un percorso orientato al trauma cerca di evitare la riattivazione inutile e il senso di sopraffazione. Il lavoro procede in modo graduale, rispettando i tempi della persona.
Il trauma può influenzare le relazioni di oggi?
Sì, il trauma può influenzare le relazioni di oggi. Le esperienze traumatiche, soprattutto se ripetute o relazionali, possono influire sul modo in cui si vive la vicinanza, la fiducia, i confini, la paura dell’abbandono o del rifiuto.
BIGLIOGRAFIA
- American Psychiatric Association. DSM-5 Table of Contents e materiali DSM-5-TR. Fonte istituzionale.
- S. Department of Veterans Affairs, National Center for PTSD. Materiali clinici su PTSD e Acute Stress Disorder. Linee informative professionali.
- Fisher, J. (2021). Transforming the Living Legacy of Trauma: A Workbook for Survivors and Therapists. Libro.
- Cloitre, M., Garvert, D. W., Brewin, C. R., Bryant, R. A., & Maercker, A. (2013). Evidence for proposed ICD-11 PTSD and complex PTSD. World Psychiatry. Articolo scientifico.















