C’è un momento della notte in cui il silenzio smette di essere riposo e diventa pressione. La stanza è buia, il corpo è stanco, ma gli occhi restano aperti. Il soffitto sembra più vicino, i pensieri più forti, e il sonno qualcosa da inseguire senza riuscire davvero ad afferrarlo.
In quei momenti la mente non si spegne: torna su ciò che fa male, allarga le preoccupazioni, riprende conversazioni rimaste in sospeso, anticipa il giorno dopo. Quello che di giorno riesci a contenere, la notte spesso si fa più grande. E il letto, invece di essere un luogo di riposo, può diventare uno spazio di attesa, tensione e frustrazione.
Se ti ritrovi in questa esperienza, sai che l’insonnia non è semplicemente “non dormire”. Spesso è una condizione solitaria, logorante e difficile da spiegare a chi non la vive. Da fuori può sembrare una questione di abitudini o di stanchezza. Da dentro, invece, può essere molto di più: una mente che non rallenta, un corpo che fatica a lasciarsi andare, una notte che smette di sembrare sicura. Con il passare del tempo, spesso, non si ha più paura soltanto di stare male durante il giorno. Si comincia ad avere paura della notte stessa. L’insonnia allora non coincide più soltanto con il sonno disturbato: diventa un rapporto sempre più teso con il letto, con il silenzio, con il momento di coricarsi, con l’idea di “dover dormire”.
Mi chiamo Luca Morselli, sono psicologo a Bologna, e nel mio lavoro clinico considero l’insonnia non solo come un sintomo da eliminare, ma come un segnale da comprendere. A volte si mantiene attraverso il rimuginio, l’iperattivazione e la paura stessa di non riuscire a dormire. Altre volte si intreccia a stress, ansia, periodi difficili, eventi di vita o abitudini che, senza volerlo, tengono il sistema nervoso in allerta.
Per chi è: per chi fatica ad addormentarsi, si sveglia spesso durante la notte o si alza troppo presto e sente che questo sta pesando anche sulla vita diurna.
Per chi non è: per chi cerca una promessa di risultato, una soluzione immediata o una risposta standard valida per tutti.
Se ti riconosci in qualcosa di ciò che hai letto, puoi scrivermi per un primo contatto.
Che cos’è l’insonnia?
L’insonnia è un disturbo del sonno che può manifestarsi in modi diversi: come difficoltà ad addormentarsi, come risvegli frequenti o prolungati durante la notte, oppure come un risveglio troppo precoce al mattino con difficoltà a riprendere sonno. In genere, perché il problema sia clinicamente rilevante, non riguarda solo la notte ma ha anche un impatto sul funzionamento diurno.
In ambito diagnostico, il DSM-5-TR fa riferimento al disturbo di insonnia quando la difficoltà di addormentamento, i risvegli notturni o il risveglio precoce sono persistenti, causano disagio clinicamente significativo o compromettono il funzionamento quotidiano.
Il riferimento diagnostico è utile per orientare la comprensione clinica, ma non sostituisce la valutazione della storia personale e del modo in cui il problema si manifesta nella vita concreta della persona.
Questa è la definizione generale. Ma per chi la vive, spesso c’è anche un altro livello, più soggettivo e più difficile da raccontare: la sensazione che il sonno non sia più qualcosa di spontaneo. Come se si fosse rotto un automatismo che prima sembrava naturale. Come se il corpo fosse stanco ma facesse comunque fatica a lasciarsi andare.
Per questo l’insonnia non riguarda solo il numero di ore dormite.
Riguarda anche il rapporto che, nel tempo, si crea tra letto, corpo, pensieri e paura di non riuscire a riposare. Per alcune persone il problema principale è addormentarsi; per altre sono i risvegli; per altre ancora è il risveglio troppo precoce. In tutti questi casi, però, può esserci un elemento comune: la notte diventa un luogo di allerta, e l’idea stessa di andare a dormire smette di essere neutra.
Quando accade, anche il semplice avvicinarsi dell’ora di andare a letto può iniziare a pesare. La sera non è più soltanto il momento in cui ci si prepara a dormire, ma diventa il momento in cui si comincia a temere ciò che potrebbe succedere: restare svegli, controllare l’orologio, sentirsi impotenti, arrivare al mattino già esausti.
Queste informazioni non sostituiscono il parere medico; se i sintomi sono gravi o persistenti, rivolgiti al medico.
Quando l’insonnia pesa anche di giorno
Chi vive un problema di insonnia sa che il costo più alto non si paga soltanto di notte. Spesso lo si ritrova anche il giorno dopo, in forme diverse, a volte sottili, altre volte molto pesanti.
Possono esserci:
- irritabilità o maggiore vulnerabilità emotiva
- difficoltà di concentrazione e sensazione di “nebbia mentale”
- stanchezza persistente
- tensione corporea o senso di allerta
- preoccupazione anticipatoria verso la sera e verso il momento di andare a letto
Le fonti cliniche descrivono l’insonnia come un disturbo del sonno che può accompagnarsi a stanchezza diurna, riduzione dell’energia, difficoltà attentive e sensazione di non essersi riposati davvero.
Ma oltre agli effetti più descrittivi, c’è un vissuto che spesso pesa molto: il senso di fragilità che può portare con sé.
Quando si dorme male per giorni o settimane, anche ciò che normalmente sembrava gestibile può iniziare a sembrare più faticoso. Le relazioni possono diventare più tese, il lavoro più pesante, le decisioni più difficili, l’umore più instabile.
A volte chi soffre di insonnia comincia a organizzare la giornata attorno al sonno: prova a risparmiare energie, teme la sera, si sente già in debito prima ancora che arrivi la notte. E così il problema smette di riguardare solo il riposo e si allarga, poco alla volta, alla qualità complessiva della vita.
Perché l’insonnia può mantenersi nel tempo?
Spesso l’insonnia non è un fenomeno isolato. Può iniziare in un periodo di stress e nervosismo, in una fase di forte carico emotivo, dopo un cambiamento importante, un lutto, una separazione, una difficoltà lavorativa, oppure in un momento in cui il sistema nervoso fa fatica ad abbassare il livello di allerta. Può inoltre intrecciarsi con abitudini serali, caffeina, alcol, turni irregolari, altri disturbi del sonno o condizioni mediche che meritano una valutazione più ampia.
A quel punto, però, può attivarsi un circolo vizioso: più senti che il sonno sta diventando un problema, più provi a controllarlo; più provi a controllarlo, più il sonno si irrigidisce e si allontana.
Chi soffre di insonnia conosce bene questa dinamica: andare a letto già tesi, controllare l’orologio, temere il risveglio notturno, cercare di “sforzarsi” di dormire, fare calcoli su quante ore restano prima della sveglia. Ma il sonno non risponde bene allo sforzo. Più lo si forza, più tende a diventare instabile.
In molti casi, quindi, il problema non è soltanto ciò che ha fatto iniziare l’insonnia, ma tutto ciò che nel tempo la mantiene viva: l’anticipazione della notte, l’ansia da prestazione verso il sonno, il rimuginio, il bisogno di controllo, la tensione crescente con cui ci si avvicina al letto.
Questo non significa che il problema sia “solo nella testa” o che basti smettere di pensarci. Significa piuttosto che l’insonnia può diventare, col tempo, un’esperienza appresa: il letto si associa alla veglia, la sera all’allerta, la notte alla lotta. E quando questo accade, è utile non limitarsi a cercare di dormire di più, ma iniziare a capire che cosa il sistema ha imparato e come si può lavorare per modificarlo.
Quando la mente resta accesa a causa dell’insonnia
Uno degli aspetti più frustranti dell’insonnia è proprio questo: più desideri dormire, più sembra difficile riuscirci. La volontà, da sola, non basta. Anzi, a volte diventa parte del problema.
Molte persone descrivono la notte come un momento in cui i pensieri cambiano qualità: non sono semplicemente più numerosi, ma più insistenti, più minacciosi, più assoluti. Una preoccupazione diventa una previsione catastrofica. Un dubbio diventa una certezza negativa. Il giorno dopo appare già compromesso prima ancora di iniziare.
In questi casi, il sonno smette di essere un processo spontaneo e diventa qualcosa da ottenere, controllare, monitorare. Ma proprio questo atteggiamento, comprensibile e umano, può aumentare l’attivazione interna. È uno dei motivi per cui molte persone si sentono intrappolate: più cercano una soluzione immediata, più sperimentano tensione, frustrazione e senso di fallimento. A volte, col passare delle settimane o dei mesi, non ci si sente stanchi soltanto perché si dorme poco o male. Ci si sente stanchi anche della lotta continua con la notte. Stanchi di provare strategie, di fare tentativi, di sperare che “questa volta vada meglio” e di ritrovarsi di nuovo svegli, con la sensazione che nulla cambi davvero.
Per questo, nel lavoro psicologico, non si tratta solo di “insegnare a dormire”, ma di osservare il rapporto che si è costruito nel tempo tra veglia, pensieri, corpo e paura della notte.
Cerchi uno psicologo per insonnia a Bologna? Come posso aiutarti
Nel mio studio a Bologna applico il protocollo CBT-I per l’insonnia, un percorso strutturato che lavora sui meccanismi cognitivi e comportamentali che mantengono l’insonnia nel tempo.
Nel lavoro clinico integro anche strumenti della CBT (terapia cognitivo-comportamentale) e della MCT (terapia metacognitiva) quando sono utili a intervenire su processi come rimuginio, controllo, monitoraggio interno e iperattivazione. Le linee guida internazionali indicano la CBT-I (terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia) come trattamento iniziale di riferimento per l’insonnia cronica negli adulti.
Questo lavoro può includere:
- restrizione del sonno, per ridurre il tempo trascorso a letto che alimenta frammentazione, attesa e frustrazione;
- controllo degli stimoli, per aiutare il cervello a riassociare il letto al sonno e non alla veglia allarmata;
- ristrutturazione cognitiva e gestione del rimuginio, per lavorare sui pensieri catastrofici e sull’ansia che si accumula intorno alla notte;
- educazione e igiene del sonno, per osservare insieme i fattori fisiologici e ambientali che influenzano il ritmo sonno-veglia.
Il punto non è “forzarti a dormire”, ma comprendere che cosa oggi tiene acceso il problema e costruire un rapporto diverso con il sonno, con la veglia e con i pensieri che si attivano quando arriva la sera.
Lavorare sull’insonnia, in questo senso, non significa soltanto cercare un sollievo momentaneo. Significa osservare come il problema si è organizzato nella tua esperienza e capire se esistono modi più stabili e più realistici di intervenire. A volte il primo cambiamento importante non è dormire subito meglio, ma smettere di vivere la notte come un nemico da combattere con la forza.
Percorso per insonnia a Bologna: per chi è
Questo percorso può essere adatto a te se:
- fai fatica ad addormentarti
- ti svegli spesso durante la notte
- ti capita di svegliarti troppo presto e di non riuscire più a riprendere sonno
- senti che il momento di andare a letto è diventato carico di tensione
- noti che stress, ansia, pensieri ripetitivi o rimuginio stanno influenzando il tuo riposo
- durante il giorno ti senti più irritabile, affaticato/a o mentalmente appannato/a
- cerchi un lavoro psicologico sull’insonnia a Bologna oppure online.
Per chi non è
Questo spazio probabilmente non è il più adatto per te se:
- cerchi una garanzia di risultato
- desideri una soluzione immediata senza un lavoro sui fattori che mantengono il problema
- vuoi esclusivamente una risposta farmacologica o una valutazione medica
- non sei interessato/a a osservare il rapporto tra sonno, pensieri, abitudini e livelli di attivazione.
Come funziona il percorso psicologico per l’insonnia?
- Comprendere il problema
Il primo passaggio è capire come si manifesta l’insonnia e che cosa la mantiene nel tuo caso specifico. - Individuare i meccanismi di mantenimento
Il lavoro si concentra sui meccanismi cognitivi e comportamentali che continuano a tenere in vita il disturbo. - Lavorare sul rapporto tra letto e veglia
Questo include la restrizione del sonno e il controllo degli stimoli. - Lavorare sui pensieri notturni
Il percorso comprende anche ristrutturazione cognitiva e gestione del rimuginio. - Osservare ritmo, abitudini e fattori fisiologici
È prevista una parte di educazione e igiene del sonno. - Modalità del lavoro
Il percorso può svolgersi in studio a Bologna oppure online. - Dettagli pratici
[Durata, frequenza e organizzazione degli incontri non sono specificate all’inizio del percorso dopo un momento di inquadramento diagnostico o di diagnosi psicologica].
Se ti riconosci in qualcosa di ciò che hai letto, puoi scrivermi per un primo contatto.
A volte l’insonnia porta con sé una sensazione di sfinimento che non riguarda solo il corpo, ma anche il modo in cui ci si sente con sé stessi: frustrati, in allerta, scoraggiati, come se la notte fosse diventata un terreno ostile. In questi casi, chiedere aiuto non significa “non farcela da soli”, ma iniziare a guardare il problema in un modo diverso.
Nel mio lavoro, l’obiettivo non è promettere una soluzione rapida o forzare il sonno, ma comprendere che cosa sta mantenendo oggi questa difficoltà e valutare se un percorso psicologico può esserti utile.
Queste informazioni non sostituiscono il parere medico; se i sintomi sono gravi o persistenti, rivolgiti al medico.
FAQ
L’insonnia è solo un problema notturno?
No, l’insonnia non è solo un problema notturno. Spesso i suoi effetti si fanno sentire anche durante il giorno, per esempio nella concentrazione, nell’umore, nella lucidità o nella tolleranza allo stress.
È normale che la sera salga già l’ansia di non dormire?
Sì, può accadere che la sera salga già l’ansia di non dormire. In molte persone l’insonnia non riguarda solo il sonno in sé, ma anche l’anticipazione della notte e la paura che il problema si ripresenti.
L’insonnia è sempre causata dall’ansia?
No, l’insonnia non è sempre causata dall’ansia. Ansia e stress possono avere un ruolo importante, ma non sono le uniche possibilità. Il sonno disturbato può intrecciarsi anche con altri fattori psicologici, comportamentali o medici.
L’insonnia ha anche un inquadramento diagnostico nel DSM-5-TR?
Sì, l’insonnia ha anche un inquadramento diagnostico nel DSM-5-TR. Nel DSM-5-TR si parla di disturbo di insonnia quando la difficoltà di dormire è persistente, comporta disagio significativo o interferisce con il funzionamento quotidiano. La diagnosi può orientare la comprensione clinica, ma non esaurisce la complessità della storia personale.
La psicoterapia per l’insonnia significa ricevere solo consigli pratici?
No, la psicoterapia per l’insonnia non significa ricevere solo consigli pratici. Il lavoro non si limita a suggerimenti generici, ma interviene sui meccanismi cognitivi e comportamentali che mantengono il problema nel tempo. Le linee guida raccomandano trattamenti comportamentali e psicologici strutturati per l’insonnia cronica.
Si può lavorare anche online per affrontare un percorso psicologico per l’insonnia?
Sì, si può lavorare anche online per affrontare un percorso psicologico per l’insonnia. Il percorso può svolgersi sia in studio a Bologna sia online.
Se uso già farmaci o integratori per dormire, posso comunque chiedere aiuto?
Se usi già farmaci o integratori per dormire puoi comunque chiedere aiuto. Tuttavia, può essere utile parlarne all’interno della valutazione, ma ogni decisione su farmaci o integrazioni va rimandata al medico.
Cosa succede nel primo contatto telefonico?
Nel primo colloquio potremo capire insieme che cosa ti sta portando oggi a cercare aiuto, quali sono le difficoltà principali e se questo tipo di lavoro può essere adatto alla tua situazione.
Bibliografia essenziale
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