DOC da relazione: sintomi, esempi e differenze dai normali dubbi di coppia

DOC da relazione: sintomi, esempi e differenze dai normali dubbi di coppia

Quando si vive una relazione sentimentale è normale attraversare momenti di dubbio. Potresti ritrovarti a chiederti, ad esempio:

“È davvero la persona giusta per me?”
“Questa relazione mi rende felice?”
“È normale non sentire sempre le stesse emozioni?”
“Potrei essere più felice con un’altra persona?”

Domande di questo tipo, soprattutto quando emergono nei momenti di difficoltà o quando una relazione attraversa una fase di cambiamento, non indicano necessariamente la presenza di un problema psicologico. Questo è bene specificarlo.

La situazione, però, può diventare molto diversa quando i dubbi diventano persistenti, intrusivi e difficili da abbandonare e, soprattutto, quando portano a mettere in atto una serie di comportamenti specifici:

  • controlli ripetuti sui propri sentimenti o sulla relazione
  • confronti continui con altre coppie o possibili partner
  • richieste ripetute di rassicurazione
  • verifiche e analisi mentali
  • evitamento di situazioni che riattivano il dubbio

È questo il nucleo di quello che in letteratura viene indicato come Relationship Obsessive-Compulsive Disorder (ROCD), espressione utilizzata per descrivere una manifestazione del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) nella quale le ossessioni e le compulsioni riguardano prevalentemente la relazione sentimentale o il partner.

Il termine ROCD non identifica una diagnosi autonoma distinta dal DOC, ma descrive una particolare manifestazione dei sintomi ossessivo-compulsivi centrata sulle relazioni.

La ricerca sul fenomeno si è sviluppata soprattutto a partire dai primi anni 2010. Un importante lavoro di Doron, Derby e Szepsenwol ha proposto un modello concettuale del ROCD distinguendo, in particolare, tra sintomi centrati sulla relazione e sintomi centrati sul partner.

Senti di avere questo problema o stai già iniziando a riconoscerti in quanto appena descritto?

Io sono Luca Morselli, psicologo e psicoterapeuta e mi occupo di terapia per disturbo ossessivo compulsivo a Bologna e online.

Vuoi saperne di più? Continua a leggere l’articolo o contattami per un primo colloquio conoscitivo!

Che cos’è il Disturbo Ossessivo-Compulsivo da Relazione?

Il DOC da relazione non consiste semplicemente nell’avere molti dubbi sul proprio rapporto di coppia o sul partner con cui stiamo condividendo la nostra quotidianità.

Il punto centrale del DOC da relazione, nello specifico, è il rapporto che la persona sviluppa con il dubbio in relazione a questi argomenti.

Nel DOC sono presenti sia ossessioni, cioè pensieri, immagini o impulsi ricorrenti vissuti come intrusivi e indesiderati, sia compulsioni, cioè comportamenti o atti mentali messi in atto per ridurre l’ansia, il disagio o l’incertezza.

Le compulsioni non sono definite tali solo ed esclusivamente perché si manifestano all’esterno.

Nel DOC possono assumere sia la forma di “comportamenti osservabili”, sia quella di attività esclusivamente mentali, come la tendenza a ripercorrere ricordi, ad analizzare continuamente le proprie emozioni, a confrontare mentalmente due situazioni o a cercare di arrivare a una conclusione definitiva che, tuttavia, tende a non risultare stabile e a richiedere nuove verifiche.

Le linee guida NICE (National Institute for Health and Care Excellence) sottolineano infatti l’importanza di riconoscere anche i rituali mentali e le strategie di neutralizzazione quando si valuta e si tratta il DOC.

Nel caso del DOC da relazione, il dubbio può assumere forme diverse. Eccone alcune:

  • “Lo amo davvero?”
  • “È davvero la persona giusta per me?”
  • “Se non sento le farfalle nello stomaco, significa che non lo amo?”
  • “E se stessi semplicemente accontentandomi?”
  • “Sono abbastanza attratto/a dal mio partner?”
  • “E se un giorno scoprissi di aver commesso un errore e fosse troppo tardi?”
  • “Come faccio a sapere con certezza che questa è la relazione giusta?”
  • “Se guardo un’altra persona e la trovo attraente, significa che non amo il mio partner?”
  • “Perché non provo quello che provavo all’inizio della relazione?”

Il problema non è che queste domande possano comparire nella mente: il problema nasce quando la mente pretende di risolverle definitivamente.

Le due forme principali del DOC relazionale: dubbi sulla relazione e dubbi sul partner

La ricerca ha individuato due grandi aree di sintomi che possono anche coesistere nel DOC relazionale.

Sintomi del DOC centrati sulla relazione

In questo caso il dubbio riguarda soprattutto la relazione e i propri sentimenti.

La persona può chiedersi continuamente:

  • se ama abbastanza il partner;
  • se la relazione è “giusta”;
  • se prova abbastanza attrazione;
  • se la relazione è sufficientemente soddisfacente;
  • se i sentimenti che prova sono quelli che “dovrebbe” provare;
  • se la relazione ha un futuro.

Per studiare questi fenomeni è stato sviluppato il Relationship Obsessive-Compulsive Inventory (ROCI), uno strumento che valuta tre dimensioni principali:

  1. i sentimenti verso il partner
  2. i sentimenti del partner verso di sé
  3. la percezione della “correttezza” o adeguatezza della relazione.

Gli studi di validazione hanno mostrato associazioni tra questi sintomi, sintomi ossessivo-compulsivi, difficoltà emotive e disagio relazionale.

Sintomi del DOC nelle relazioni focalizzati sul partner

In altri casi l’attenzione si concentra sulle caratteristiche del partner.

La persona può diventare estremamente preoccupata per il suo aspetto fisico, il carattere, l’intelligenza, la socievolezza, la moralità, la stabilità emotiva o le sue capacità.

Un pensiero apparentemente semplice come “Non mi piace abbastanza il suo naso” può trasformarsi in un lungo processo di analisi:

“Se fossi davvero innamorato, noterei questo difetto?”
“Se fosse la persona giusta, mi darebbe così fastidio?”
“Gli altri trovano il mio partner attraente?”
“Perché ieri lo vedevo bellissimo e oggi mi sembra meno attraente?”

La ricerca ha individuato proprio questi ambiti attraverso il sopracitato Partner-Related Obsessive-Compulsive Symptoms Inventory (PROCSI), sviluppato per valutare i sintomi ossessivo-compulsivi focalizzati sulle caratteristiche percepite del partner, come aspetto fisico, intelligenza, moralità, socievolezza, competenza e stabilità emotiva.

È importante sottolineare che i due fenomeni non sono necessariamente separati. Uno studio longitudinale su 141 partecipanti ha rilevato che i sintomi focalizzati sul partner erano associati a un aumento successivo dei sintomi centrati sulla relazione; il percorso inverso emergeva invece nella persistenza dei sintomi focalizzati sul partner soprattutto nelle relazioni di lunga durata. I risultati suggeriscono quindi legami longitudinali tra le due manifestazioni, senza dimostrare un rapporto causale diretto.

Come si manifesta il DOC da relazione? Parliamo un attimo dei “sintomi”

Uno degli aspetti più caratteristici della manifestazione del DOC da relazione è il controllo.

La persona cerca continuamente una prova che permetta di rispondere alla domanda ossessiva.

Può, per esempio:

  • controllare ciò che prova quando guarda il partner;
  • osservare se sente abbastanza attrazione;
  • verificare se desidera stare vicino al partner;
  • confrontare i propri sentimenti di oggi con quelli dell’inizio della relazione;
  • ripercorrere mentalmente episodi passati per capire che cosa provava e cosa prova davvero;
  • analizzare conversazioni e litigi per stabilire chi avesse ragione;
  • confrontare la propria relazione con quella di amici, familiari o conoscenti;
  • osservare altre coppie per capire se provano qualcosa di diverso;
  • cercare su Internet informazioni sui sentimenti, sull’innamoramento o sulla “relazione giusta”;
  • chiedere ripetutamente rassicurazioni al partner;
  • chiedere ad amici o familiari se secondo loro la relazione appare sana;
  • interrompere o evitare situazioni che fanno emergere il dubbio.

A volte il controllo è difficile da riconoscere all’esterno.

Una persona può sembrare semplicemente pensierosa mentre, in realtà, sta trascorrendo molto tempo cercando mentalmente di rispondere alla stessa domanda.

Questo è particolarmente importante perché l’analisi mentale ripetitiva (rimuginio) può assumere una funzione compulsiva, quando viene utilizzata per neutralizzare il dubbio o raggiungere una sensazione di certezza.

Pensi di rimuginare troppo? Ti segnalo che mi occupo anche di psicoterapia per il rimuginio.

DOC da relazione e ciclo del dubbio: perché cercare una risposta può peggiorare il problema?

Immaginiamo una “situazione tipo”:

“Sono a cena con il mio partner, ma oggi non sento quella particolare emozione che mi aspettavo. E se questo significasse che non lo amo?”

La comparsa del dubbio genera ansia.

La persona allora cerca di risolverlo:

“Che cosa sentivo quando ci siamo conosciuti? Ieri ero più coinvolto? Come mi sento quando lo bacio? Se lo amo davvero dovrei sentire qualcosa di preciso?”

Per qualche minuto può arrivare una sensazione di sollievo.

“Credo di amarlo. Forse va tutto bene.”

Ma il sollievo è fragile.

Il dubbio ritorna:

“Sì, ma come posso esserne veramente sicuro?”

E ricomincia l’analisi.

Questo meccanismo è centrale nella comprensione del DOC. Le compulsioni possono ridurre temporaneamente il disagio, ma proprio questa riduzione immediata può contribuire a mantenere il ciclo: la mente impara che, quando compare l’incertezza, è necessario controllare, analizzare o chiedere rassicurazioni.

La ricerca sul ROCD descrive proprio questo legame tra dubbi ossessivi, stress e comportamenti compulsivi come il controllo e la ricerca di rassicurazioni.

Una recente revisione narrativa ha evidenziato, tra l’altro, come confronto, controllo e rassicurazione possano produrre sollievo nel breve periodo ma contribuire al mantenimento dell’ansia nel lungo periodo.

DOC da relazione e ansia: che rapporto c’è?

L’ansia ha spesso un ruolo importante nel ciclo ossessivo, anche all’interno di una relazione.

Il pensiero “Forse non amo abbastanza il mio partner” non è necessariamente il vero problema: a diventare insopportabile può essere soprattutto la sensazione di non poter sapere con certezza quale sia la risposta.

In questo senso entrano in gioco fenomeni psicologici riconducibili all’intolleranza nei confronti dell’incertezza e al perfezionismo (una tendenza di cui puoi parlare anche a uno psicologo per perfezionismo a Bologna come me).

La persona può avere l’idea che una relazione autentica debba essere accompagnata da emozioni precise, intense, costanti e facilmente riconoscibili. Oppure può pensare che, prima di impegnarsi pienamente, dovrebbe raggiungere una sicurezza assoluta sulla compatibilità con il partner.

Ma le relazioni reali non funzionano in questo modo.

I sentimenti possono cambiare nel corso della giornata, delle settimane e delle diverse fasi della vita. Ciò non vuol dire che siano meno autentici.

È assolutamente possibile (e anche normale) amare una persona e, contemporaneamente, essere irritati con lei. È possibile desiderare il proprio partner e trovare attraenti altre persone. È possibile avere giornate in cui si sente una grande vicinanza e altre in cui prevalgono stanchezza, distanza o bisogno di spazio.

Queste esperienze, prese singolarmente, non permettono di stabilire se una relazione sia “giusta” o “sbagliata”.

Nel DOC da relazione, tuttavia, vengono spesso trattate come se fossero prove da interpretare per stabilire se il proprio amore sia autentico oppure no.

E ogni prova ne richiede un’altra. E poi un’altra ancora.

DOC da relazione e trauma: esiste un collegamento?

Non esiste un rapporto semplice di causa-effetto tra trauma e DOC da relazione. Le esperienze traumatiche o relazionali avverse possono però, in alcune persone, contribuire a sviluppare una maggiore sensibilità al rifiuto, difficoltà nella fiducia o un bisogno più intenso di sicurezza nelle relazioni. Questi elementi possono intrecciarsi con il funzionamento ossessivo, ma non sono necessari né sufficienti per spiegare il ROCD.

Per questo, durante una valutazione clinica, può essere utile considerare non soltanto ossessioni e compulsioni, ma anche la storia relazionale della persona e il modo in cui ha imparato a vivere vicinanza, vulnerabilità e incertezza. Puoi approfondire questi aspetti nella pagina dedicata alla psicoterapia del trauma.

DOC da relazione o normali dubbi di coppia? Come riconoscerli

Questa è probabilmente la distinzione più importante da imparare a gestire a livello psicologico.

Avere dubbi sulla propria relazione è normale. Una relazione significativa può comportare conflitti, ambivalenza, cambiamenti e momenti di incertezza.

Non basta quindi chiedersi: “Ho mai pensato che forse non amo il mio partner?”

La domanda clinicamente più utile da porsi è: che cosa succede dopo che compare questo pensiero?

Nel dubbio relazionale comune, una persona può interrogarsi sulla propria relazione e arrivare a una decisione, parlarne con il partner o semplicemente lasciare che il pensiero rimanga sullo sfondo.

Nel DOC da relazione, invece, il dubbio tende a diventare un problema da risolvere urgentemente.

Dubbi relazionali comuni Possibile funzionamento ossessivo
Possono comparire in momenti specifici della relazione Possono comparire frequentemente e in modo intrusivo
Possono portare a una riflessione concreta Portano spesso a un’analisi ripetitiva e difficile da concludere
La persona può tollerare di non avere subito una risposta L’incertezza può essere vissuta come molto difficile da tollerare
Il confronto con il partner può aiutare a chiarire il problema Il confronto può trasformarsi in una ricerca ripetuta di rassicurazioni
La riflessione può portare a una decisione Le risposte possono dare un sollievo breve e lasciare spazio a nuovi dubbi
Il pensiero può essere lasciato andare La persona tende a tornare a controllare ciò che prova
Non interferiscono necessariamente in modo significativo con la vita quotidiana Possono occupare molto tempo e interferire con la vita quotidiana, la relazione e il benessere

La differenza, quindi, non è il contenuto del pensiero, ma il funzionamento complessivo del fenomeno.

Nel DOC, ossessioni e compulsioni possono essere molto dispendiose in termini di tempo e provocare un disagio significativo o interferire con il funzionamento quotidiano.

Un esempio concreto per comprendere al meglio

Immaginiamo due persone che pensano entrambe:

“Non so se amo il mio partner come dovrei.”

La prima può fermarsi a riflettere:

“È un periodo particolare, siamo stressati. Ne parlerò con lui e vedrò come evolve la situazione.”

La seconda potrebbe iniziare un processo completamente diverso:

“Se non sento abbastanza emozioni, allora forse non lo amo.”

Poi controlla ciò che prova.

“Adesso sento qualcosa?”

No.

“E ieri?”

Ripensa alla sera precedente.

“Quando mi ha abbracciato ho provato qualcosa? Quanto? Era abbastanza?”

Poi confronta:

“Quando vedo una persona attraente provo più emozioni. Questo cosa significa?”

Cerca informazioni online.

Chiede a un’amica:

“Secondo te, quando si è innamorati si dovrebbe sentire sempre qualcosa?”

Riceve rassicurazione.

Per qualche ora si sente meglio.

Poi arriva un’altra domanda:

“E se la mia amica avesse torto?”

Il ciclo ricomincia.

È questo meccanismo, più che la singola domanda, a essere caratteristico del funzionamento ossessivo.

Perché la ricerca di rassicurazione può diventare una compulsione nel Disturbo Ossessivo Compulsivo da relazione?

La rassicurazione ha un ruolo particolarmente delicato nelle relazioni.

Chiedere occasionalmente al partner «Mi vuoi bene?» o «Mi ami ancora?» può rientrare nella normale comunicazione affettiva. Il punto cambia quando la rassicurazione viene richiesta ripetutamente con la funzione di neutralizzare un dubbio ossessivo.

Può diventare invece parte del ciclo ossessivo quando la persona sente il bisogno di chiedere ripetutamente la stessa cosa per eliminare l’ansia, spesso anche più volte al giorno:

“Sei sicuro di amarmi?”
“Ma sei davvero sicuro?”
“Non hai mai avuto dubbi?”
“Sei più innamorato di me o io di te?”
“Pensi che siamo una coppia felice?”

La risposta produce sollievo, ma non necessariamente una maggiore sicurezza stabile.

Dopo un po’ può emergere una nuova domanda.

Anche il partner può involontariamente entrare nel circuito, fornendo continue conferme o partecipando alla tendenza al controllo. Per questo, nel trattamento del DOC, è importante prestare attenzione anche ai fenomeni di accommodation, cioè al coinvolgimento delle persone vicine nei rituali, nelle evitazioni o nelle rassicurazioni. Le linee guida NICE raccomandano di aiutare familiari e partner a ridurre questo coinvolgimento in modo sensibile e supportivo.

Quando si ha il DOC da relazione significa che non si ama il partner?

No.

La presenza di dubbi ossessivi non permette di concludere né che la persona ami il partner né che non lo ami.

Questo punto è fondamentale anche dal punto di vista terapeutico.

Se il terapeuta si trasformasse in una sorta di “giudice della relazione”, cercando di stabilire se il paziente sia veramente innamorato o se il partner sia effettivamente quello giusto, rischierebbe di alimentare proprio la ricerca di certezza che mantiene il problema.

Il compito della psicoterapia e del mio lavoro è diverso.

L’obiettivo è aiutare la persona a riconoscere il funzionamento ossessivo, comprendere il ruolo delle compulsioni e sviluppare una maggiore capacità di tollerare l’incertezza senza doverla eliminare continuamente attraverso controlli e rassicurazioni.

Come si tratta il DOC da relazione?

Il trattamento del DOC si basa principalmente sulla psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), con particolare riferimento alla Exposure and Response Prevention (ERP), cioè esposizione con prevenzione della risposta.

Poiché le evidenze terapeutiche specificamente dedicate al ROCD sono ancora più limitate rispetto a quelle disponibili per il DOC nel suo complesso, il trattamento viene generalmente ricondotto agli interventi evidence-based per il DOC, adattandoli alle ossessioni e alle compulsioni centrate sulla relazione.

L’ERP consiste, semplificando, nell’affrontare gradualmente le situazioni, i pensieri o le sensazioni temute senza mettere in atto le abituali compulsioni per neutralizzare il disagio.

Nel DOC da relazione questo significa, per esempio, lavorare sul riconoscimento e sulla riduzione progressiva di strategie come:

  • controllare continuamente i propri sentimenti;
  • analizzare mentalmente la relazione;
  • chiedere rassicurazioni;
  • confrontare la propria coppia con altre;
  • verificare ripetutamente l’attrazione;
  • cercare online la risposta definitiva;
  • evitare situazioni che fanno emergere l’incertezza.

Un elemento importante è che l’esposizione non consiste nel convincersi che “la relazione è sicuramente giusta”.

Al contrario, il lavoro terapeutico mira a sviluppare la capacità di non dover sapere con certezza.

La persona può imparare, per esempio, a riconoscere un pensiero come:

“E se non fossi veramente innamorato?”

senza essere obbligata a trasformarlo immediatamente in un problema da risolvere.

Le linee guida NICE raccomandano la CBT con ERP per il trattamento del DOC e specificano che, quando non sono presenti compulsioni osservabili, il trattamento può includere l’esposizione ai pensieri ossessivi e la prevenzione dei rituali mentali e delle strategie di neutralizzazione.

In alcuni casi, invece, può essere utile considerare anche la dimensione relazionale del problema. Questo non significa che la terapia di coppia costituisca di per sé il trattamento del ROCD: l’eventuale coinvolgimento del partner può essere utile soprattutto quando dinamiche come rassicurazione e accommodation contribuiscono al mantenimento delle compulsioni.

Uno studio pilota di Abramowitz e colleghi ha sperimentato un trattamento cognitivo-comportamentale di coppia per persone con DOC, integrando ERP, interventi sulle dinamiche relazionali che mantenevano i sintomi e lavoro sulla cosiddetta accommodation del partner.

Lo studio, condotto su 21 coppie, ha rilevato miglioramenti nei sintomi ossessivo-compulsivi e nel funzionamento della relazione, mantenuti anche al follow-up di un anno. Si tratta tuttavia di uno studio pilota, quindi i risultati sono incoraggianti ma non possono essere considerati una prova definitiva della superiorità di un trattamento di coppia rispetto alla CBT individuale.

Anche una meta-analisi sui trattamenti cognitivo-comportamentali integrati con familiari o partner ha trovato risultati favorevoli, pur sottolineando i limiti della letteratura disponibile.

Il punto non è eliminare ogni dubbio

Una delle idee più importanti da comprendere nel DOC da relazione è che una relazione non può offrire una garanzia assoluta.

Non esiste un test capace di dimostrare con certezza matematica che:

  • ameremo sempre una persona;
  • saremo sempre attratti dal nostro partner;
  • non incontreremo mai qualcuno che ci sembrerà più interessante;
  • la relazione durerà per sempre;
  • non avremo mai dubbi;
  • stiamo facendo la scelta “perfetta”.

Cercare questa certezza può trasformarsi in un percorso senza fine, e può portare a sperimentare stati d’ansia da affrontare con uno psicologo.

Il lavoro terapeutico non consiste quindi nel trovare la risposta perfetta alla domanda “È la persona giusta?”, ma nel modificare il rapporto con l’incertezza e interrompere progressivamente il meccanismo attraverso cui il dubbio viene alimentato.

La ricerca più recente continua, comunque, a studiare il fenomeno. Per esempio, uno studio di validazione del Relationship Obsessive-Compulsive Inventory pubblicato nel 2025, ha confermato la struttura a tre dimensioni dello strumento e ha trovato associazioni tra sintomi ROCD, insicurezza nell’attaccamento, soddisfazione relazionale e tendenza all’affettività negativa. Gli autori sottolineano però anche la necessità di ulteriori studi longitudinali e di ricerca sulle dinamiche tra i due partner.

Questo è un aspetto importante: il DOC da relazione è un’area di ricerca ancora relativamente giovane. Per questo è preferibile parlare di sintomi o manifestazioni relazionali del DOC piuttosto che considerarlo, attualmente, come una diagnosi indipendente.

Quando chiedere aiuto per il disturbo ossessivo compulsivo da relazione a uno psicologo?

Può essere utile rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta esperto di DOC quando i dubbi sulla relazione:

  • occupano una parte significativa della giornata;
  • provocano ansia, angoscia o forte disagio;
  • portano a controllare continuamente ciò che si prova;
  • determinano un ricorso ripetuto alla rassicurazione;
  • spingono a confrontare continuamente la propria relazione con quelle degli altri;
  • interferiscono con la vita quotidiana, il lavoro, la sessualità o la relazione stessa;
  • rendono difficile vivere il rapporto in modo spontaneo;
  • portano a evitare situazioni, conversazioni o momenti di intimità per paura che facciano emergere nuovi dubbi.

Naturalmente, questi segnali non sono sufficienti da soli per formulare una diagnosi.

Una valutazione clinica deve considerare la storia della persona, la presenza di eventuali altri sintomi ossessivo-compulsivi, il funzionamento della relazione e il livello di sofferenza e compromissione.

Per tirare le somme, è bene dire che il DOC da relazione non è semplicemente “avere paura di scegliere il partner sbagliato”.

È un funzionamento caratterizzato da dubbi intrusivi e persistenti, bisogno di certezza e strategie messe in atto ripetutamente per cercare di raggiungerla.

Il paradosso è che proprio queste strategie — controllare, analizzare, confrontare, chiedere rassicurazioni e cercare continuamente conferme — possono mantenere vivo il dubbio.

La terapia non ha quindi l’obiettivo di stabilire dall’esterno se una relazione sia “giusta” o “sbagliata”.

L’obiettivo è aiutare la persona a riconoscere il ciclo ossessivo, ridurre progressivamente le compulsioni e sviluppare una maggiore capacità di stare nell’incertezza senza doverla risolvere ogni volta.

In altre parole, non si tratta di trovare la certezza che la relazione sia perfetta.

Si tratta di tornare a poter vivere la relazione senza doverla controllare continuamente.

Se ti riconosci in questo tipo di pensieri e senti di passare molto tempo a controllare ciò che provi, analizzare la relazione o cercare rassicurazioni, possiamo parlarne.

Nel mio lavoro cerco innanzitutto di comprendere insieme alla persona che cosa sta accadendo e quali meccanismi stanno mantenendo il disagio: puoi scoprire di più sul mio metodo pratico cliccando sul link.

Non si tratta di stabilire se la tua relazione sia “giusta” o “sbagliata”, ma di aiutarti a comprendere il rapporto che hai sviluppato con il dubbio e con l’incertezza.

Se senti che questi pensieri stanno interferendo con la tua serenità, con la relazione o con la tua quotidianità, puoi contattarmi per fissare un primo colloquio. Sarà un’occasione per raccontarmi ciò che stai vivendo e valutare insieme come affrontarlo.

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