Se l’insonnia dura da settimane o mesi, la CBT-I per l’insonnia può aiutare a spezzare il circolo vizioso “paura della notte–iperattivazione–sonno leggero”, con un percorso breve, strutturato e basato su evidenze.
L’insonnia cronica non è una mancanza di volontà. Spesso è un meccanismo appreso: più provi a “forzare” il sonno, più il cervello resta in allerta, a maggior ragione se stai attraversando un periodo di stress e nervosismo non indifferente.
La buona notizia, comunque, è che questo automatismo si può modificare.
Queste informazioni non sostituiscono una valutazione professionale in studio.
Se l’insonnia ti sta rubando le giornate, non sei “tu il problema”
Chi soffre di insonnia cronica conosce bene alcune sensazioni:
- vai a letto già teso/a, con il pensiero “e se anche stanotte…?”
- controlli l’orologio e ti sembra di “perdere tempo prezioso”
- ti svegli nel cuore della notte e inizi a rimuginare
- al mattino ti senti scarico/a, irritabile o poco concentrato/a
È comprensibile provare a reagire con soluzioni rapide: coricarsi prima per recuperare, restare a letto più a lungo, fare pisolini, cercare il rimedio perfetto. Il problema è che molte di queste strategie, nel tempo, mantengono l’insonnia.
Perché l’insonnia non passa “da sola”: come si cronicizza
Spesso l’insonnia inizia con un fattore scatenante (stress lavorativo, problemi familiari, malattia, cambiamenti di vita). Poi però continua anche quando lo stress diminuisce.
Un modo efficace per capirlo è il modello delle 3P:
- Fattori predisponenti: vulnerabilità individuali (iper-vigilanza, tendenza a preoccuparsi, tratti perfezionistici, familiarità).
- Fattori precipitanti: eventi stressanti che fanno partire le prime notti difficili.
- Fattori perpetuanti: abitudini e pensieri che tengono acceso il problema nel tempo.
Esempi tipici di fattori perpetuanti:
- passare molto tempo a letto “per recuperare”
- spostare continuamente orari di sonno e risveglio
- sonnellini lunghi o frequenti
- restare nel letto svegli a lungo, con frustrazione e rimuginio
- controllare l’orologio e “misurare” la notte minuto per minuto
- cercare di addormentarsi con sforzo (ansia da prestazione verso il sonno)
- usare alcol o farmaci come automedicazione, senza un piano condiviso
La CBT-I lavora proprio qui: non sul “colpevole” iniziale, ma su ciò che oggi mantiene l’insonnia.
Cos’è la CBT-I (e perché è diversa dai consigli generici)
La Terapia Cognitivo-Comportamentale per l’Insonnia (CBT-I) è un trattamento specifico per l’insonnia cronica, considerato il riferimento nelle linee guida internazionali.
Non è un elenco di regole o un semplice rilassamento. È un percorso strutturato (spesso 4–8 incontri, in base alla complessità del caso) che interviene su due livelli:
- Comportamentale: modifica le abitudini che frammentano il sonno e rinforzano la veglia.
- Cognitivo: riduce pensieri e credenze che alimentano l’iperattivazione (“se non dormo domani sarà un disastro”, “devo dormire 8 ore”, “se mi sveglio è finita”).
Il punto chiave è questo: la CBT-I non “convince” a dormire, ma crea le condizioni perché il sonno torni a funzionare in modo più naturale.
Come si svolge un percorso CBT-I con lo psicologo
1) Valutazione iniziale: capire cosa mantiene il problema
La prima fase serve a ricostruire:
- quando è iniziata l’insonnia e come è cambiata nel tempo
- l’impatto diurno (energia, umore, performance, relazioni)
- le strategie già provate e i loro effetti
- eventuali condizioni associate (ansia, umore basso, dolore, ecc.)
Quando emergono segnali compatibili con altri disturbi del sonno (ad esempio apnee notturne, sindrome delle gambe senza riposo o disturbi circadiani), può essere utile integrare con una valutazione medica del sonno per un approccio coordinato.
2) Diario del sonno: il punto di partenza “oggettivo”
Per 1–2 settimane si compila un diario del sonno (di solito al mattino). Si annotano:
- orari (a letto, addormentamento, risvegli, alzata)
- qualità percepita del sonno
- sonnellini
- caffeina/alcol
- eventuali farmaci
Il diario serve a:
- vedere pattern che “a memoria” sfuggono
- ridurre alcune distorsioni percettive tipiche dell’insonnia
- impostare tecniche su misura e monitorare i progressi
3) Controllo degli stimoli: far tornare il letto un alleato
Quando il letto diventa il luogo della lotta (“qui non dormo”), il cervello impara un’associazione: letto = veglia/ansia.
Il controllo degli stimoli aiuta a ricostruire gradualmente un’altra equazione: letto = sonno.
In pratica si lavora su indicazioni come:
- andare a letto quando c’è sonnolenza
- usare il letto per dormire (e intimità), non per rimuginare o lavorare
- se la veglia si prolunga e cresce lo sforzo, alzarsi e fare un’attività tranquilla, poi tornare quando torna sonno
- stabilizzare l’orario di risveglio
4) Restrizione o compressione del sonno: più efficienza, meno frammentazione
Uno degli elementi più efficaci della CBT-I è la regolazione del tempo a letto in base a quanto si dorme realmente (dato che emerge dal diario).
Molti insonni, per paura di dormire poco, aumentano il tempo a letto. Paradossalmente questo spesso peggiora la qualità del sonno, perché il sonno diventa più leggero e intermittente.
Con la CBT-I si imposta una “finestra di sonno” iniziale più aderente al sonno reale e poi si amplia gradualmente quando l’efficienza migliora.
Nota importante: nelle prime settimane può comparire sonnolenza diurna temporanea. La tecnica va calibrata con attenzione, soprattutto se guidi spesso o svolgi lavori a rischio.
5) Lavoro cognitivo: ridurre l’ansia da prestazione verso il sonno
La CBT-I aiuta a disinnescare pensieri tipici che alimentano l’iperattivazione, ad esempio:
- “Se non dormo 8 ore non funziono”
- “Domani fallirò”
- “Non dormirò mai più”
- “Devo addormentarmi subito”
Si lavora con strategie pratiche (ristrutturazione cognitiva, esperimenti comportamentali, gestione del rimuginio serale) per ridurre controllo, lotta e catastrofismo.
6) Igiene del sonno: poche regole, ma realistiche
L’igiene del sonno non è la cura, ma può essere un supporto utile se integrata bene:
- caffeina e stimolanti (orari e quantità)
- alcol serale (effetto sul sonno frammentato)
- luce e dispositivi nelle ore serali
- routine di decompressione prima di andare a letto
- ambiente di riposo
L’obiettivo non è la perfezione, ma la coerenza.
Quando è il momento di chiedere aiuto professionale per iniziare una terapia del sonno con metodo CBD-I
Può essere utile fissare una valutazione con me, Luca Morselli psicologo a Bologna, se:
- l’insonnia dura da oltre 3 mesi o torna ciclicamente
- impieghi spesso più di 30 minuti ad addormentarti o hai risvegli prolungati
- la preoccupazione per la notte condiziona già la giornata
- senti che l’insonnia sta influenzando lavoro, relazioni o umore
Se ti riconosci in questi segnali, il primo passo è una prima consulenza: serve a capire che tipo di insonnia stai vivendo e se la CBT-I è l’approccio più adatto.
Per prenotare un colloquio (in studio a Bologna o online) puoi chiamare il 3391751888 oppure usare i contatti di Luca Morselli Psicologo.
FAQ sulla CBT-I per l’insonnia
La CBT-I funziona anche se soffro d’ansia o umore basso?
Spesso sì, la CBT-I funziona anche se soffri d’ansia o umore basso: del resto insonnia e ansia si influenzano a vicenda. Trattare il sonno in modo mirato può avere un effetto positivo anche sul carico emotivo complessivo.
Posso fare CBT-I se sto già prendendo sonniferi?
Sì, puoi fare CBT-I se stai già prendendo sonniferi, ma la gestione dei farmaci va concordata con il medico. La CBT-I può affiancarsi e, quando opportuno, supportare una stabilizzazione del sonno più autonoma.
Dopo quanto tempo si vedono risultati della CBT-I?
Molte persone notano i risultati della CBT-I e dei cambiamenti nelle prime settimane. I tempi dipendono da durata del problema, abitudini, comorbilità e continuità nell’applicazione delle tecniche.
È difficile seguire le indicazioni della CBT-I?
No, non è difficile seguire le indicazioni della CBT-I ma richiede impegno, soprattutto all’inizio (per esempio nel regolare orari e gestione della veglia a letto). Il diario del sonno, però, rende i progressi visibili e spesso aumenta la motivazione.
E se sospetto un problema medico (apnee, gambe senza riposo)?
Se sospetti un problema medico è fondamentale che durante la valutazione si cerchino segnali compatibili con altri disturbi del sonno. Se necessario, si integra con una visita specialistica per un percorso coordinato.
Bibliografia essenziale
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- Devoto, A. (2020). La Terapia Cognitivo-Comportamentale dell’Insonnia (CBT-I). Dispensa/materiale didattico.
- Grigoletti, L. (2008). Il trattamento cognitivo-comportamentale dell’insonnia. Dispensa/capitolo.


