Luca Morselli psicologo psicoterapeuta Bologna
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Rimuginio: quando i pensieri diventano un labirinto

Una domanda ricorrente di chi soffre di rimuginio “E se perdessi il lavoro?” oppure “E se il mio partner mi lasciasse?”.

Cos’è il rimuginio?

Il rimuginio è un processo mentale caratterizzato dalla ripetizione incessante di pensieri, preoccupazioni o scenari negativi. La mente sembra intrappolata in un labirinto di preoccupazioni spesso riguardante possibili scenari futuri, incapace di trovare una via d’uscita. Un loop infinito di pensieri negativi che sembrano non dare tregua generalmente introdotti dalla domanda “E se…?”…

Questo fenomeno è comunemente osservato nei disturbi d’ansia, specialmente nel disturbo d’ansia generalizzata. Spesso, questi pensieri negativi vengono vissuti intensamente come se fossero già in corso, contribuendo così ad intensificare lo stato d’ansia e a prolungarlo nel tempo. La capacità di concentrarsi sul presente e di apprezzare gli aspetti positivi della vita diventa sempre più difficile, con una costante percezione del bicchiere come mezzo vuoto.
In molte occasioni, chi si lascia coinvolgere nel rimuginio, può sviluppare l’impressione di perdere la propria lucidità mentale. Il costante processo di rimuginio può assorbire così tanto l’individuo da impedirgli di concentrarsi sulle attività quotidiane, arrivando persino a compromettere la memoria degli eventi recenti. Sebbene riflettere a lungo sui problemi e sui progetti futuri sia di per sé adattivo ed evolutivamente positivo, il rimuginio diventa problematico quando diventa una tendenza eccessiva a focalizzarsi su ogni aspetto della vita quotidiana, compresi problemi inesistenti o irrisolvibili.
È importante riconoscere che il rimuginio può assumere diverse sfaccettature, da un processo normale e adattivo a una tendenza eccessiva e dannosa. Mentre riflettere su questioni cruciali può essere salutare, l’eccessiva tendenza a rimuginare su tutto può essere affrontata con efficaci tecniche psicoterapiche. Queste metodologie insegnano ad accogliere i pensieri negativi senza esserne schiavi, consentendo loro di fluire senza cercare di contrastarli con la sola forza di volontà.

Chi tende a rimuginare molto spesso presenta convinzioni, sia positive che negative, riguardo ai benefici o ai pericoli del rimuginio. Ad esempio, potrebbe credere che preoccuparsi costantemente possa aiutare a evitare futuri pericoli, ma contemporaneamente può percepire la preoccupazione come incontrollabile e potenzialmente dannosa per la salute mentale. Queste credenze contribuiscono al mantenimento del circolo vizioso del rimuginio.
La radice della propensione al rimuginio spesso risiede nell’intolleranza all’incertezza, ossia nella difficoltà di accettare la mancanza di certezza riguardo agli eventi probabilistici e ipotetici della vita. Chi si preoccupa eccessivamente trova difficile interrompere il processo di rimuginio finché l’incertezza associata a una situazione futura non si risolve.

Data la natura astratta e ipotetica del rimuginio, spezzare il circolo vizioso diventa complesso, ma interventi psicologici, come quelli offerti dalle più recenti tecniche di terapia cognitivo-comportamentale e metacognitiva, possono essere efficaci nel gestire questo ricorrente modello di pensiero.

Iperfocus

Questo stato di iperfocus sui pensieri negativi può alimentare l’ansia e la depressione, creando un ciclo autoperpetuante di preoccupazione e sconforto. I pensieri possono riguardare il passato (“Se solo avessi fatto…”), il futuro (“E se succede…”), o possono essere generali e astratti (“Sono un fallimento”).

Quando il rimuginio diventa abituale, può sembrare impossibile spezzare il ciclo. Tuttavia, ci sono strategie che possono aiutare a interrompere il rimuginio e a ristabilire il controllo dei propri pensieri.

La Detached mindfulness, o consapevolezza distaccata, è una di queste strategie. Si tratta di un modo diverso di relazionarsi con pensieri e sentimenti al fine di contrastare il pensiero eccessivo. Detached mindfulness significa lasciare i pensieri nella propria mente senza allontanarli o reagire ad essi attivamente. Consiste nel permettere alla mente di vagare liberamente, senza interferire con pensieri, sentimenti e sensazioni.

Un’altra strategia consiste nel ricercare attività che impegnino completamente la mente e il corpo, come l’esercizio fisico, l’arte o il giardinaggio. Queste attività possono interrompere il flusso dei pensieri negativi e promuovere sentimenti di calma e soddisfazione. Infine, se il rimuginio è così intenso da interferire con la vita quotidiana, può essere utile cercare l’aiuto di un professionista della salute mentale. Uno psicologo può fornire strategie personalizzate e sostegno nel gestire il rimuginio. Se pensi di avere qualcuno di questi sintomi, scrivimi.

Cause del rimuginio

  • Stile di attaccamento insicuro: gli individui con stili di attaccamento insicuro spesso rimuginano su eventi passati o futuri in un tentativo di prevenire o mitigare le possibili minacce.
  • Tratti di personalità: le persone con tratti di personalità specifici, come il nevroticismo o il perfezionismo, possono essere più inclini al rimuginio.
  • Esperienze traumatiche: gli eventi traumatici possono portare a un rimuginio costante, poiché l’individuo cerca di dare un senso all’evento o di elaborare il trauma.
  • Depressione e ansia: il rimuginio è un sintomo comune sia della depressione che dell’ansia. Gli individui possono rimuginare su eventi passati (ruminazione) o preoccuparsi eccessivamente di eventi futuri (rimuginio/preoccupazione).
  • Scarso utilizzo del problem-solving: alcuni individui possono rimuginare quando si sentono sopraffatti dai problemi e non sono sicuri di come risolverli.
  • Stili di coping disfunzionali: alcuni stili di coping, come l’evitamento o l’autocritica, possono portare a un rimuginio costante.

Altre domande ricorrenti

  • E se mi ammalassi?
  • E se non passassi l’esame?

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