L’ansia da separazione negli adulti è un disagio intenso legato alla distanza reale o anticipata da una persona significativa. Può diventare clinicamente rilevante quando è persistente e limita autonomia, lavoro, sonno o relazioni.
L’ansia da separazione negli adulti può emergere proprio nei momenti in cui una persona importante si allontana, trasformando una normale distanza in una fonte di preoccupazione, pensieri ricorrenti e ricerca di rassicurazioni.
Ci sono situazioni che, almeno in apparenza, fanno parte della vita di tutti i giorni.
Facciamo qualche esempio.
Il partner deve partire per qualche giorno.
Un genitore non risponde al telefono.
Una persona importante è in viaggio e non possiamo sapere esattamente dove si trovi o come stia.
Dobbiamo dormire fuori casa, affrontare un viaggio da soli o semplicemente trascorrere una serata senza qualcuno che per noi rappresenta un importante punto di riferimento.
Nonostante siano situazioni del tutto comuni, per alcune persone la distanza non è soltanto qualcosa di spiacevole, perché può diventare una fonte di apprensione intensa.
E se succedesse qualcosa? E se avesse un incidente? E se si sentisse male? Perché non risponde? E se non riuscissi a stare bene senza di lui o senza di lei?
A quel punto può diventare difficile concentrarsi sulle attività quotidiane o sul lavoro, godersi una serata, dormire o semplicemente lasciare che l’altra persona faccia ciò che deve fare.
È questo uno degli aspetti che incontro come psicologo a Bologna quando parliamo di ansia da separazione negli adulti: non tanto il desiderio di stare vicino a qualcuno, quanto la difficoltà a sentirsi sufficientemente al sicuro quando quella persona non è presente.
Ansia da separazione negli adulti: quando la distanza diventa una minaccia
Essere dispiaciuti perché una persona che amiamo parte o “si allontana” è normale.
Possiamo sentire nostalgia, preoccuparci, desiderare di sentirla o aspettare con piacere il suo ritorno.
Nelle relazioni significative, la vicinanza e il sentirsi connessi agli altri possono contribuire alla regolazione emotiva e alla percezione di sicurezza. La separazione fisica può quindi avere un significato emotivo anche nelle relazioni adulte.
Il problema non è, dunque, avere bisogno degli altri.
La domanda che mi interessa clinicamente è un’altra: che cosa succede quando la distanza diventa difficile da tollerare e comincia a restringere la vita del mio paziente?
Come si manifesta l’ansia da separazione negli adulti?
L’ansia da separazione negli adulti può manifestarsi attraverso una forte preoccupazione quando si prevede o si vive una separazione da una figura significativa.
Possono comparire timori che alla persona amata accada qualcosa di grave, il bisogno di sapere continuamente dove si trova, la difficoltà a stare lontani, l’evitamento di situazioni che comportano una separazione o una forte difficoltà a dormire lontano da casa o dalla persona di riferimento.
In alcune persone possono comparire anche incubi legati alla separazione o sintomi fisici quando la separazione avviene o viene anticipata, per esempio nausea, mal di testa o disturbi gastrointestinali.
Nel DSM-5-TR il disturbo d’ansia da separazione è riconosciuto anche nell’adulto. La diagnosi richiede un insieme di manifestazioni relative alla separazione — non un singolo comportamento — e nell’adulto la paura, l’ansia o l’evitamento hanno tipicamente una durata di sei mesi o più, causando disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti della vita (American Psychiatric Association, 2022).
Ansia da separazione normale o disturbo: qual è la differenza?
| Esperienza comune | Segnale da approfondire |
| Mi manca una persona importante, ma continuo le mie attività | La separazione condiziona lavoro, viaggi, sonno o vita sociale |
| Mi preoccupo se non risponde, ma riesco ad aspettare | Ho bisogno di controllare o ricevere rassicurazioni ripetutamente |
| La distanza è spiacevole ma tollerabile | La distanza provoca un disagio intenso o sembra intollerabile |
| Posso trascorrere del tempo da solo | Evito sistematicamente situazioni in cui dovrei stare lontano dalla figura significativa |
Questo è un punto importante: non ogni nostalgia o bisogno di rassicurazione indica un disturbo d’ansia da separazione.
Il problema non è necessariamente la distanza in sé, ma il significato che le viene attribuito e ciò che la persona mette in atto per cercare di sentirsi al sicuro.
Proviamo a immaginare con più intensità una situazione già citata.
Il partner deve partire per lavoro per quattro giorni.
All’inizio compare un pensiero:
“E se gli succedesse qualcosa mentre è via?”
La mente comincia allora a costruire possibilità: un incidente, un malore, un problema durante il viaggio.
La persona può allora cercare di ridurre l’incertezza controllando, chiedendo rassicurazioni o cercando informazioni che le permettano di sentirsi temporaneamente più sicura.
Da qui possono comparire altri comportamenti che, nel mio lavoro come psicologo per ansia, incontro frequentemente.
Scrivo un messaggio per sapere se è arrivato. Poi ne mando un altro. Controllo se ha visualizzato. Guardo l’ultimo accesso. Chiedo quando tornerà. Gli domando se è tutto a posto. Se non risponde immediatamente, provo a chiamarlo.
Quando finalmente arriva una risposta, provo sollievo.
Per qualche minuto, magari anche per qualche ora, l’ansia diminuisce.
Ma da questa esperienza la persona può apprendere che controllare o ottenere rassicurazioni riduce temporaneamente l’ansia. Proprio il sollievo immediato può aumentare la probabilità di ricorrere nuovamente al controllo quando torna l’incertezza.
Ed è qui che può iniziare un circolo vizioso.
La volta successiva che comparirà l’incertezza, il bisogno di controllare potrebbe arrivare ancora più rapidamente.
Il ciclo può diventare questo:
separazione → pensiero di minaccia → ansia → controllo o rassicurazione → sollievo → nuova incertezza → nuova ansia → nuovo controllo
Il controllo, quindi, non nasce necessariamente da un desiderio di controllare l’altra persona.
Molto spesso nasce dal desiderio di controllare la propria paura.
È una differenza importante.
Telefonare al partner per sentirne la voce, chiedere quando arriverà o mandare un messaggio durante un viaggio può essere una normale modalità di comunicazione che interessa le abitudini di molte coppie.
Diventa invece utile interrogarsi sulla funzione di questi comportamenti quando diventano ripetitivi, difficili da interrompere o indispensabili per riuscire a tollerare la distanza.
La ricerca sull’ansia e sui comportamenti di sicurezza mostra, infatti, come alcune strategie possano produrre un sollievo immediato senza risolvere, di fatto, il problema originario che le ha generate.
Nel campo del disturbo ossessivo-compulsivo, per esempio, il controllo e la ricerca eccessiva di rassicurazioni sono stati studiati proprio come comportamenti che possono ridurre temporaneamente l’incertezza o la percezione della minaccia, favorendo però il mantenimento del ciclo comportamentale disfunzionale nel tempo.
Questo non significa che chi controlla il telefono o cerca rassicurazioni abbia un disturbo ossessivo-compulsivo, ovviamente; significa qualcosa di più generale: un comportamento può essere comprensibile ma, contemporaneamente, può contribuire a mantenere l’ansia.
Disturbo d’ansia da separazione: quando la ricerca di sicurezza comincia a restringere la vita di una persona?
Un aspetto che considero particolarmente importante è osservare non soltanto quanto una persona sia preoccupata, ma che cosa è disposta a fare per non provare quella preoccupazione.
Per esempio:
- rinunciare a un viaggio perché significherebbe stare lontani;
- evitare di dormire fuori casa;
- non accettare opportunità di lavoro che richiedono trasferte;
- chiamare ripetutamente una persona importante per verificare che stia bene;
- controllare continuamente il telefono in attesa di una risposta;
- avere difficoltà a concentrarsi finché l’altra persona non risponde;
- chiedere ripetutamente rassicurazioni;
- immaginare scenari catastrofici ogni volta che una persona cara non è raggiungibile.
La questione centrale diventa allora l’autonomia.
Quanto spazio occupa la paura della separazione nelle decisioni che prendo?
Se posso partire, lavorare, uscire, dormire fuori casa e lasciare che una persona importante non sia immediatamente raggiungibile, pur provando eventualmente un po’ di nostalgia o preoccupazione, siamo all’interno di un’esperienza molto diversa da quella in cui la distanza diventa praticamente intollerabile.
Ansia di separazione: e se nella storia ci fosse un lutto o una perdita?
Quando incontro una forte ansia legata alla separazione, è importante anche comprendere quali fattori possono contribuire a quella paura e quale significato assume per quella persona.
Non esiste una spiegazione unica.
Per alcune persone può essere utile esplorare esperienze precedenti di perdita, separazione, malattia, cambiamenti familiari o relazionali particolarmente difficili. Per altre, invece, questi elementi possono avere un ruolo marginale o non essere presenti.
Anche il lutto merita attenzione, ma con una distinzione precisa.
Quando una persona perde realmente qualcuno, il dolore per l’assenza non è la stessa cosa della paura anticipatoria che quella persona possa morire, ammalarsi o allontanarsi.
Il lutto riguarda una perdita che è avvenuta. L’ansia da separazione riguarda invece la separazione reale o anticipata dalle figure di attaccamento e le conseguenze che la persona teme possano derivarne.
Le due esperienze possono naturalmente entrare in relazione, ma non devono essere confuse. L’ansia da separazione adulta è stata studiata anche nelle persone con difficoltà persistenti dopo un lutto, ma non coincide con il disturbo da lutto prolungato. Lutto prolungato, depressione e sintomi post-traumatici possono inoltre sovrapporsi parzialmente pur rimanendo costrutti distinguibili.
Anche ricerche recenti suggeriscono un’associazione tra alcune caratteristiche dell’attaccamento e la risposta alla perdita, ma gli studi non autorizzano a trasformare questa relazione in una spiegazione automatica del lutto o dell’ansia da separazione.
Per questo, davanti a una persona che teme molto la distanza, non partirei dalla domanda:
“Quale trauma hai avuto?”
Partirei da una domanda più aperta:
“Che cosa rappresenta per te la lontananza e che cosa temi possa succedere quando l’altra persona non è disponibile?”
Ansia di separazione, attaccamento e trauma: quali fattori possono essere coinvolti?
Le nostre relazioni contribuiscono a costruire il modo in cui interpretiamo la vicinanza, la distanza e la disponibilità degli altri.
Per alcune persone, esperienze di perdita, imprevedibilità o difficoltà relazionale possono essere associate a una maggiore sensibilità alla separazione; non costituiscono però una spiegazione necessaria o sufficiente del disturbo.
In alcuni casi ancora, anche esperienze traumatiche vissute dalla persona o che hanno coinvolto persone per lei significative possono essere rilevanti.
La ricerca sull’ansia da separazione in età adulta sta esplorando proprio questi possibili collegamenti. Uno studio del 2025 condotto su adulti seguiti in ambito psichiatrico ha rilevato un’associazione tra l’esordio adulto del disturbo d’ansia da separazione e alcuni eventi traumatici che avevano coinvolto persone care. Si tratta però di uno studio preliminare su un campione clinico e non dimostra che il trauma causi il disturbo (Gesi et al., 2025).
Per questo considero importante mantenere una lettura multifattoriale dell’ansia da separazione negli adulti.
Non tutte le persone con ansia da separazione hanno vissuto un trauma e, di contro, aver vissuto un trauma, una perdita o una relazione difficile non significa sviluppare necessariamente un disturbo d’ansia da separazione.
La storia personale serve a comprendere meglio il significato che la separazione ha assunto per quella specifica persona.
Ansia da separazione negli adulti e DOC: perché possono sembrare simili?
C’è un’altra area che merita una breve distinzione: il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).
Tra DOC e ansia da separazione possono esserci alcuni punti di contatto.
Una persona teme che possa succedere qualcosa a qualcuno che ama e cerca di ottenere certezza attraverso controlli, domande, telefonate o richieste di rassicurazione.
Questo meccanismo può ricordare alcune forme di DOC, nelle quali la persona cerca di neutralizzare un dubbio o una minaccia percepita attraverso comportamenti ripetitivi.
Ma controllare e chiedere rassicurazioni non significa automaticamente avere un DOC.
Nel DOC, infatti, questi comportamenti possono assumere la funzione di compulsioni in risposta a ossessioni o dubbi persistenti. Nell’ansia da separazione, invece, il nucleo riguarda la separazione dalle figure di attaccamento e le conseguenze temute di quella separazione.
Naturalmente, le condizioni possono anche coesistere. Per questo è importante non fermarsi al singolo comportamento, ma comprenderne il significato, il contesto e la funzione.
È una distinzione che considero fondamentale anche per evitare l’autodiagnosi: lo stesso comportamento osservabile può avere funzioni psicologiche differenti.
Vuoi approfondire le dinamiche emotive che possono riguardare il DOC? Per comprendere meglio questo aspetto, ti consiglio anche il mio articolo sul DOC da relazione, in cui approfondisco come pensieri, dubbi e richieste di rassicurazione possano assumere una funzione ossessivo-compulsiva all’interno delle relazioni.
Come si può lavorare sull’ansia da separazione negli adulti?
Il primo passo per lavorare sull’ansia da separazione negli adulti, a mio avviso, non consiste nel cercare di convincersi che «non succederà nulla» ogni volta che compare una preoccupazione. Una rassicurazione assoluta, infatti, non è realmente possibile.
Le evidenze specifiche sul trattamento del disturbo d’ansia da separazione negli adulti sono ancora meno sviluppate rispetto a quelle disponibili per altri disturbi d’ansia. Per questo, il percorso va definito sulla base della formulazione individuale, della gravità dei sintomi, delle eventuali condizioni associate e dei comportamenti che possono contribuire al mantenimento del problema (Huang et al., 2025).
Se la mente chiede:
«Se parte, sei sicuro al 100% che non succederà niente?»
possiamo anche provare a rispondere dieci volte, ma rimarrà sempre un margine di incertezza.
Il lavoro psicologico può allora diventare diverso e concentrarsi su altri aspetti.
Si tratta di comprendere:
- quali situazioni attivano maggiormente l’ansia;
- quali pensieri compaiono quando l’altro si allontana;
- quali conseguenze vengono immaginate;
- quali comportamenti vengono messi in atto per sentirsi al sicuro;
- quanto controllo e quanta rassicurazione vengono ricercati;
- quali situazioni vengono evitate;
- che cosa succede all’ansia quando cambia il ricorso a questi comportamenti;
- quali esperienze della propria storia personale possono aiutare a comprendere il significato della separazione.
Quando è indicato, il percorso può comprendere anche un lavoro graduale sulle situazioni che vengono evitate o affrontate soltanto attraverso comportamenti di sicurezza.
L’obiettivo non è imparare a non avere più bisogno di nessuno.
È imparare che posso amare profondamente una persona senza avere bisogno di sapere in ogni momento dove si trova, cosa sta facendo o se va tutto bene.
Posso sentire la sua mancanza senza dover eliminare immediatamente quella sensazione.
Posso preoccuparmi senza trasformare ogni preoccupazione in un controllo.
Posso tollerare una certa quota di incertezza.
E posso continuare a vivere la mia vita anche quando una persona importante non è fisicamente accanto a me.
Avere più sicurezza non significa eliminare l’ansia da separazione
Quando lavoro sull’ansia, una delle idee che considero più importanti è che la sicurezza non coincide con la certezza.
Non posso avere la certezza assoluta che una persona che amo starà sempre bene.
Non posso controllare tutti gli eventi.
Non posso eliminare la possibilità della perdita.
Ma posso costruire, gradualmente, una maggiore fiducia nella mia capacità di affrontare ciò che accade.
Questo cambia profondamente il significato che viene dato alla separazione.
Non si tratta più di passare da:
“Ho bisogno che tu ci sia perché io possa stare bene”
a:
“Non ho bisogno di nessuno.”
Si tratta piuttosto di arrivare a:
“La tua presenza è importante per me, ma posso sentirmi al sicuro anche quando non sei qui.”
È una differenza sottile, ma fondamentale.
In questo senso, costruire maggiore sicurezza significa poter vivere il legame anche quando l’altro non è vicino.
Ansia da separazione e difficoltà con la vicinanza: due esperienze diverse
Questo tema si collega anche a una questione più ampia che riguarda il modo in cui viviamo le relazioni.
Ci sono persone per le quali la vicinanza può diventare difficile, quasi come se l’intimità rappresentasse una pressione da cui proteggersi.
Per altre, invece, è la distanza a diventare minacciosa: quando l’altro si allontana, cresce il bisogno di sentirlo, controllarlo o avere conferme della sua presenza.
Sono esperienze differenti e non vanno sovrapposte.
In un precedente articolo ho affrontato il tema della vicinanza vissuta come pressione attraverso un caso clinico: puoi leggere l’esempio di lavoro col metodo TIST: perché mi allontano quando qualcuno si interessa a me?; qui il punto di osservazione è quasi speculare: è la distanza, e non la vicinanza, a essere vissuta come particolarmente minacciosa.
In entrambi i casi, però, può essere utile porsi una domanda simile:
“Che cosa sto cercando di proteggere attraverso il modo in cui mi comporto nella relazione?”
Perché dietro il controllo, l’evitamento, la richiesta di rassicurazione o la difficoltà a stare lontani può esserci un tentativo comprensibile di sentirsi al sicuro.
Il lavoro psicologico consiste anche nel capire se quella strategia, che forse in un determinato momento della vita ha avuto una funzione, oggi stia continuando a proteggerci oppure stia progressivamente restringendo la nostra libertà.
E quando la paura della separazione in un adulto comincia a influenzare le sue scelte e a “decidere” dove andare, cosa fare, quanto lavorare, quanto viaggiare o quanto spazio lasciare all’altra persona, può essere utile fermarsi e chiedersi che cosa sta succedendo.
Perché una relazione può essere importante senza diventare l’unico luogo nel quale possiamo sentirci al sicuro.
Costruire maggiore sicurezza significa poter vivere il legame anche quando l’altro non è vicino.
Se senti che la paura della separazione, il bisogno di rassicurazioni o la difficoltà a stare lontano da una persona importante stanno iniziando a condizionare la tua quotidianità, possiamo approfondire insieme ciò che sta accadendo e individuare un percorso adatto alle tue esigenze.
Puoi prenotare un colloquio nel mio studio oppure scegliere una seduta di psicoterapia online.
Queste informazioni non sostituiscono una valutazione professionale in studio.
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