Ansia anticipatoria cosa succede quando l’ansia arriva prima che accada qualcosa

Ansia anticipatoria: cosa succede quando l’ansia arriva prima che accada qualcosa?

L’ansia anticipatoria è paura o apprensione che compare prima di un evento futuro. Può coinvolgere pensieri, corpo, rimuginio ed evitamento.

Ci sono molteplici situazioni in cui l’ansia non comincia quando accade qualcosa, ma molto prima che si verifichi un evento.

Un evento che potrebbe essere una riunione prevista per la settimana successiva. Un colloquio di lavoro. Un viaggio in aereo. Una visita medica. Una cena con persone che non si conoscono. Un esame. Una presentazione davanti ad altre persone. Oppure, per chi ha già sperimentato un attacco di panico, la semplice idea di trovarsi in una situazione nella quale “potrebbe succedere di nuovo”.

In questi casi può accadere qualcosa di particolare: la situazione non è ancora avvenuta, ma il nostro organismo reagisce come se fosse già una minaccia concreta da affrontare.

È questo, in termini generali, il fenomeno che, in psicologia, chiamiamo ansia anticipatoria.

Nel mio lavoro come psicologo e psicoterapeuta a Bologna, con le persone che soffrono di ansia trovo importante distinguere questo tipo di esperienza da una più generale preoccupazione per il futuro. Non è sempre la stessa cosa chiedersi “e se nei prossimi mesi qualcosa andasse storto?” e pensare “tra tre giorni dovrò affrontare quella situazione e ho già paura di non riuscire a gestirla”.

L’ansia anticipatoria riguarda soprattutto l’attesa di una situazione specifica percepita come minacciosa, potenzialmente umiliante, o che comunque potrebbe non andare secondo “i piani”. E spesso il problema non è soltanto l’ansia in sé, ma ciò che facciamo per cercare di controllarla.

Che cos’è l’ansia anticipatoria? Diamo una reale definizione

L’American Psychological Association definisce l’ansia anticipatoria come una forma di preoccupazione o apprensione relativa a un evento o a una situazione futura, associata alla possibilità di un esito negativo. Può riguardare il pericolo, la possibilità di fallire o anche il timore del giudizio degli altri. L’ansia anticipatoria non costituisce, da sola, una diagnosi clinica autonoma: può comparire in persone senza un disturbo psicologico specifico oppure associarsi, per esempio, a disturbo di panico, ansia sociale e altre condizioni ansiose.

Non si tratta, quindi, semplicemente di essere preoccupati.

L’ansia può avere una funzione adattiva (anzi, in genere, nasce per questo): se devo sostenere un esame, parlare davanti a un gruppo o affrontare un viaggio impegnativo, è normale pensarci in anticipo per prepararmi.

La difficoltà nasce quando l’anticipazione della situazione diventa essa stessa una fonte significativa di disagio e inizia a interferire con il presente.

Posso iniziare a pensare continuamente a quello che potrebbe succedere, immaginare scenari negativi, controllare ogni dettaglio, cercare rassicurazioni, prepararmi in maniera eccessiva oppure evitare la situazione.

In questo modo, qualcosa che deve ancora accadere finisce per occupare gran parte del presente e può rendere più difficile affrontare quell’evento con flessibilità e lucidità.

Come si manifesta l’ansia anticipatoria?

L’ansia anticipatoria può manifestarsi in modi diversi e non sempre è immediatamente riconoscibile.

In alcune persone si presenta soprattutto come un flusso continuo di pensieri e preoccupazioni. Questo meccanismo può intrecciarsi con il rimuginio, un processo che incontro frequentemente anche nel mio lavoro di terapia sul rimuginio a Bologna. In altre prevalgono le sensazioni fisiche, l’agitazione o la difficoltà a concentrarsi.

In altri casi ancora, il segnale più evidente è il comportamento: iniziare a evitare una situazione, prepararsi in modo eccessivo o cercare continuamente rassicurazioni possono rappresentare strategie utilizzate per ridurre l’ansia che, in alcuni casi, finiscono per contribuire al suo mantenimento.

Un aspetto che considero particolarmente importante è che l’ansia anticipatoria non riguarda soltanto ciò che pensiamo, ma coinvolge contemporaneamente pensieri, emozioni, corpo e comportamenti. Questi elementi possono alimentarsi reciprocamente e rendere la situazione futura progressivamente più minacciosa.

L’ansia anticipatoria a livello cognitivo

Sul piano cognitivo, l’ansia anticipatoria può iniziare con una previsione negativa rispetto a ciò che dovrà accadere.

Possono comparire pensieri come:

  • “E se qualcosa va storto?”
  • “E se non riesco a gestire la situazione?”
  • “E se mi blocco?”
  • “E se faccio una brutta figura?”
  • “E se mi viene un attacco di panico?”
  • “E se mi sento male e non riesco ad andare via?”
  • “E se gli altri si accorgono che sono agitato?”
  • “E se succede qualcosa che non avevo previsto?”
  • “Devo essere sicuro di essere preparato.”
  • “Devo trovare un modo per evitare che accada.”

Questi pensieri possono essere occasionali oppure diventare sempre più frequenti man mano che l’evento si avvicina.

A volte la persona riconosce che ciò che teme è soltanto una possibilità, ma questo non è sufficiente a ridurre l’ansia. Il problema, infatti, non è necessariamente credere con assoluta certezza che qualcosa di negativo accadrà. È sufficiente percepire quella possibilità come molto minacciosa e difficile da gestire.

La mente può quindi iniziare a cercare risposte a domande per le quali non è possibile ottenere una risposta certa e definitiva:

“Come faccio a sapere che non succederà?”

“Come posso essere sicuro di non perdere il controllo?”

“Cosa posso fare per evitare qualsiasi imprevisto?”

È proprio questa ricerca di certezza che, in alcune persone, può trasformarsi progressivamente in rimuginio.

L’ansia anticipatoria a livello emotivo

Dal punto di vista emotivo, l’ansia anticipatoria può manifestarsi attraverso una sensazione crescente di allerta e di preoccupazione rispetto a ciò che dovrà accadere. La persona può sentirsi come se dovesse affrontare qualcosa di difficile o pericoloso, anche quando l’evento è ancora lontano.

Possono comparire:

  • paura, legata alla possibilità che accada qualcosa di negativo;
  • apprensione, con la sensazione di non riuscire a rilassarsi perché l’evento si avvicina;
  • irritabilità, soprattutto quando i pensieri e le preoccupazioni diventano persistenti;
  • agitazione, con la difficoltà a stare fermi o a sentirsi realmente tranquilli;
  • senso di impotenza, quando si ha la sensazione di non poter controllare ciò che accadrà;
  • tensione emotiva, come se fosse necessario rimanere costantemente pronti a fronteggiare un possibile problema;
  • difficoltà a concentrarsi su altro, perché l’attenzione torna continuamente alla situazione temuta.

In alcuni casi, la persona può accorgersi di essere apparentemente impegnata nelle normali attività quotidiane, ma di avere una parte della mente continuamente occupata da ciò che dovrà affrontare. È come se l’evento futuro iniziasse a “entrare” nel presente molto prima che accada.

Può inoltre comparire una crescente insofferenza verso l’attesa. Più la situazione si avvicina, più può aumentare il bisogno di parlarne, pensarci, prepararsi o trovare un modo per sentirsi maggiormente al sicuro.

Ansia anticipatoria a livello fisico

L’ansia anticipatoria coinvolge anche il corpo. Quando una situazione futura viene percepita come minacciosa, l’organismo può attivare una risposta di allerta, preparandosi a fronteggiare un possibile pericolo.

L’attivazione ansiosa può accompagnarsi a:

  • aumento del battito cardiaco o percezione delle palpitazioni;
  • tensione muscolare, soprattutto a livello di collo, spalle, mascella o schiena;
  • sudorazione e sensazione di caldo;
  • tremori o sensazione di irrequietezza fisica;
  • nausea, crampi o altri disturbi gastrointestinali;
  • sensazione di fiato corto o di non riuscire a respirare in modo naturale;
  • vertigini, testa leggera o sensazione di instabilità;
  • sensazione di nodo alla gola o di costrizione;
  • difficoltà a rilassarsi anche quando si avrebbe la possibilità di farlo;
  • difficoltà ad addormentarsi o sonno disturbato, soprattutto quando i pensieri sulla situazione futura aumentano nelle ore serali.

Un aspetto importante è che queste sensazioni fisiche possono diventare a loro volta oggetto di preoccupazione.

Per esempio, una persona che teme di avere un attacco di panico può interpretare l’aumento del battito cardiaco come un segnale che qualcosa sta per andare storto. In questo modo, la sensazione fisica aumenta la paura e la paura, a sua volta, può aumentare ulteriormente l’attivazione corporea.

Si può quindi creare un circolo:

sensazione fisica → interpretazione di pericolo → aumento dell’ansia → maggiore attivazione fisica → ulteriore preoccupazione.

L’ansia anticipatoria può quindi essere molto concreta anche quando non sta accadendo nulla di pericoloso nel momento presente. Il corpo, infatti, può reagire non soltanto a ciò che sta accadendo, ma anche alla minaccia che la mente sta anticipando.

È proprio questo uno degli aspetti che possono rendere l’ansia anticipatoria così faticosa: la situazione temuta deve ancora verificarsi, ma il corpo e la mente possono essere già impegnati nel tentativo di affrontarla.

Vuoi approfondire e conoscere meglio la natura degli attacchi di panico? Leggi anche il mio articolo sull’attacco di panico e disturbo di panico.

Ansia anticipatoria sintomi: perché posso stare male anche molti giorni prima?

Una domanda che mi sento rivolgere molto spesso è: “Perché sto già così male se quella situazione arriverà tra una settimana?”

Perché il cervello non reagisce soltanto agli eventi presenti. Può reagire anche a ciò che immaginiamo possa accadere.

Quando una situazione futura viene rappresentata come altamente minacciosa, possiamo iniziare ad attivarci emotivamente e fisiologicamente già durante l’attesa.

In altre parole, non è necessario che il pericolo sia presente perché la risposta d’allarme si attivi.

Se penso:

“Tra tre giorni dovrò parlare davanti a tutti e sicuramente mi bloccherò”

posso iniziare già oggi a sentire tensione.

E se continuo a pensarci, la situazione può diventare mentalmente sempre più concreta.

Nell’ansia anticipatoria le immagini mentali possono rendere il futuro molto presente

Un aspetto particolarmente importante dell’ansia anticipatoria è che non sempre pensiamo soltanto attraverso frasi.

A volte immaginiamo mentalmente la scena.

Posso vedermi mentre entro nella stanza, sento il cuore accelerare, mi blocco, tutti mi guardano e io non so cosa dire.

Oppure posso immaginare di essere sull’aereo e sentire improvvisamente il panico.

Oppure ancora posso visualizzare il momento in cui il medico pronuncia una frase che temo.

Queste immagini possono contribuire ad aumentare l’attivazione emotiva perché trasformano una possibilità futura in una scena mentalmente molto concreta.

La mente comincia così a fare una sorta di “prova generale” dell’evento, ma una prova generale orientata soprattutto alla ricerca di ciò che potrebbe andare male.

Il rimuginio anticipatorio

A questo punto può comparire un altro meccanismo già citato: il rimuginio.

“Come posso evitare che succeda?”

“Cosa devo fare se mi viene l’ansia?”

“E se non riesco?”

“Cosa dovrei dire?”

“E se mi fanno quella domanda?”

“E se si accorgono che sono agitato?”

Il problema è che il rimuginio può dare inizialmente la sensazione di stare facendo qualcosa di utile.

Pensare molto sembra, almeno in parte, un modo per prepararsi.

Ma prepararsi e rimuginare non sono necessariamente la stessa cosa.

La preparazione concreta porta verso un’azione: organizzo i documenti, preparo una presentazione, verifico l’orario.

Il rimuginio, invece, può diventare un tentativo interminabile di raggiungere una certezza che non è possibile ottenere.

Continuo a pensare perché voglio essere sicuro che non succederà nulla di negativo.

Ma proprio perché questa certezza non arriva, continuo a pensare.

Controllo, rassicurazione ed evitamento

Quando l’ansia aumenta, è naturale cercare di ridurla.

Possiamo farlo in molti modi.

Posso controllare ripetutamente di avere tutto con me.

Posso chiedere a qualcuno: “Secondo te andrà bene?”

Posso cercare informazioni online.

Posso ripassare moltissime volte.

Posso controllare continuamente le mie sensazioni fisiche.

Posso individuare una persona da chiamare nel caso in cui mi senta male.

Posso scegliere un posto vicino all’uscita.

Posso decidere di non andare.

Tutti questi comportamenti possono avere una funzione comprensibile: cercare di sentirsi più al sicuro.

Il problema è che, in alcuni casi, possono contribuire a mantenere l’ansia viva e sempre più radicata.

Il ciclo dell’ansia anticipatoria

Un modo semplice per rappresentare il ciclo dell’ansia anticipatoria è:

Situazione futura → previsione di minaccia → ansia → rimuginio / controllo / evitamento → sollievo temporaneo → maggiore paura della situazione

Immaginiamo, per esempio, una persona che teme di avere un attacco di panico durante un viaggio.

Il viaggio non è ancora iniziato.

La persona pensa:

“E se mi viene un attacco di panico in aereo?”

L’ansia aumenta.

Per cercare di sentirsi più sicura, controlla continuamente le sensazioni corporee, cerca informazioni sugli attacchi di panico, chiede rassicurazioni e valuta se sia possibile rinunciare al viaggio.

Nel breve periodo può sentirsi un po’ meglio.

Ma il cervello può imparare qualcosa di importante:

“Quella situazione era davvero pericolosa e tutte queste precauzioni mi hanno protetto.”

La volta successiva, quindi, la necessità di controllare tutto e di prepararsi potrebbe aumentare.

È uno dei motivi per cui, in psicoterapia, non mi limito a lavorare sul sintomo “ansia”. Cerco di comprendere anche come la persona sta cercando di gestire l’ansia.

Quando prepararsi troppo diventa parte del problema?

Prepararsi per un evento emotivamente o fisicamente più sfidante non è sbagliato.

Se devo sostenere un colloquio, preparare alcune risposte può essere utile.

Se devo fare una presentazione, esercitarmi a ripeterla ad alta voce può essere utile.

Se devo partire, controllare documenti e orari è sicuramente ragionevole.

La domanda che mi interessa clinicamente come psicologo per ansia a Bologna è un’altra:

“Quello che sto facendo mi aiuta ad affrontare la situazione oppure serve soprattutto a cercare di eliminare completamente la possibilità di sentirmi in ansia?”

Questa distinzione può essere molto importante.

Se credo di poter affrontare una situazione soltanto quando sarò completamente tranquillo, potrei iniziare a vivere l’ansia stessa come un segnale di pericolo.

E così nasce un secondo livello di paura:

“Non devo soltanto affrontare quella situazione. Devo anche essere sicuro di non sentire ansia mentre la affronto.”

Ansia anticipatoria e attacchi di panico

L’ansia anticipatoria può assumere un significato particolare nelle persone che hanno già avuto uno o più attacchi di panico, come ho già accennato qualche paragrafo prima.

Un attacco di panico può essere un’esperienza molto intensa, caratterizzata da un’improvvisa attivazione della paura e da sintomi fisici come palpitazioni, difficoltà respiratoria, tremori, sudorazione, vertigini o sensazioni di perdita di controllo.

Dopo un’esperienza del genere può comparire una nuova paura:

la paura che l’attacco ritorni.

In questo contesto si parla talvolta anche di «paura della paura»: non tanto del pericolo esterno in sé, quanto del timore di sperimentare nuovamente le sensazioni del panico e di non riuscire a gestirle.

In questo caso la persona può iniziare ad anticipare il panico:

“E se succede proprio lì?”

“E se non riesco a uscire?”

“E se mi sento male davanti agli altri?”

“E se nessuno mi aiuta?”

La paura dell’attacco futuro può quindi diventare un problema autonomo e portare a evitare luoghi, situazioni o attività considerate rischiose.

Ansia anticipatoria nelle situazioni sociali

Un altro contesto frequente in cui potrebbe manifestarsi l’ansia anticipatoria è quello sociale.

Prima di una cena posso chiedermi:

“Cosa dirò?”

“E se non so cosa rispondere?”

“E se gli altri pensano che sono strano?”

Prima di una presentazione:

“E se mi trema la voce?”

“E se mi blocco?”

“E se tutti si accorgono che sono agitato?”

Nell’ansia sociale, la ricerca ha descritto un particolare processo di elaborazione anticipatoria: prima dell’evento la persona può ripercorrere mentalmente ciò che potrebbe accadere, concentrarsi sulle proprie possibili difficoltà e formulare previsioni negative sulla propria prestazione.

Anche in questo caso, il problema non è semplicemente “pensare troppo”.

Quando questo processo si accompagna a un evitamento persistente, può contribuire a restringere progressivamente le situazioni sociali che la persona si sente in grado di affrontare e, in alcuni casi, favorire forme di isolamento sociale.

Ansia da prestazione

Un meccanismo simile può comparire nell’ansia da prestazione.

L’evento può essere un esame, una gara, un colloquio, una riunione, una presentazione o qualsiasi situazione nella quale sentiamo che la nostra prestazione verrà valutata.

La mente può trasformare l’evento in una sorta di prova decisiva:

“Devo farcela.”

“Non posso sbagliare.”

“Se sbaglio, sarà un disastro.”

Più aumenta la pressione, più aumenta l’attivazione.

E più aumenta l’attivazione, più posso interpretare le normali sensazioni dell’ansia come la prova che non riuscirò a farcela.

Si crea così un circolo nel quale la paura di non essere all’altezza alimenta proprio le condizioni che rendono più difficile sentirsi sicuri.

Ansia anticipatoria e ansia per il futuro: non sono la stessa cosa

Questa distinzione, a mio avviso, è importante.

Quando parlo di ansia per il futuro, posso riferirmi a una preoccupazione più ampia e meno delimitata:

“E se perdessi il lavoro?”

“E se mi ammalassi?”

“Come andrà la mia vita?”

“E se succedesse qualcosa alla mia famiglia?”

L’attenzione può spostarsi continuamente da uno scenario all’altro e riguardare diversi ambiti della vita.

Nell’ansia anticipatoria, invece, il focus è spesso più circoscritto:

“Tra due giorni devo affrontare quella situazione e ho paura di quello che potrebbe succedere.”

Le due esperienze possono naturalmente sovrapporsi, ma non sono necessariamente la stessa cosa.

Per approfondire il tema più generale della preoccupazione, dell’incertezza e del futuro, rimando anche al mio articolo “L’ansia per il futuro: come navigare nell’incertezza”.

Ansia anticipatoria e DOC

L’ansia anticipatoria può inoltre intrecciarsi, in alcune persone, con dinamiche tipiche del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

Non significa che chi sperimenta ansia anticipatoria abbia un DOC.

Nel DOC, infatti, sono presenti caratteristiche specifiche che richiedono una valutazione clinica. Possono però esserci aree di contatto, soprattutto quando l’anticipazione è accompagnata da un forte bisogno di certezza.

Per esempio:

“Devo essere assolutamente sicuro che non succederà.”

“Devo controllare ancora una volta.”

“Devo chiedere a qualcuno se secondo lui è tutto a posto.”

“Devo ripercorrere mentalmente la situazione finché non sono certo.”

Nel DOC, controlli, richieste di rassicurazione e altri comportamenti o atti mentali possono assumere una funzione compulsiva quando vengono messi in atto in risposta alle ossessioni o per neutralizzare il disagio e l’incertezza.

Le linee guida NICE includono, tra gli aspetti da valutare, proprio comportamenti come controllare, chiedere rassicurazioni e mettere in atto strategie per neutralizzare il disagio; il trattamento psicologico del DOC comprende, quando indicato, la terapia cognitivo-comportamentale con esposizione e prevenzione della risposta (ERP).

Per questo, nel mio lavoro come psicologo per disturbo ossessivo compulsivo, ritengo importante non confondere il processo dell’ansia anticipatoria con una diagnosi di DOC.

Sono i meccanismi complessivi e il significato che assumono pensieri e comportamenti nella vita della persona a dover essere valutati.

Ansia anticipatoria e trauma

Anche il rapporto dell’ansia anticipatoria con il trauma richiede attenzione e cautela.

L’ansia anticipatoria non è necessariamente la conseguenza di un trauma.

Può comparire in moltissime persone e in moltissime condizioni diverse.

In alcune persone con sintomi post-traumatici può essere presente una maggiore reattività ai segnali di minaccia e, in particolare, alle situazioni percepite come imprevedibili. Nel disturbo da stress post-traumatico, per esempio, tra le alterazioni dell’attivazione e della reattività possono comparire ipervigilanza e una risposta di allarme accentuata.

Non hai mai sentito parlare del concetto di arousal in psicologia? Clicca sul link e leggi il mio articolo.

In questi casi può essere presente una particolare attenzione ai segnali che potrebbero indicare un pericolo.

Il collegamento, però, deve essere fatto con precisione: avere ansia anticipatoria non significa aver subito un trauma e aver vissuto un trauma non significa necessariamente sviluppare ansia anticipatoria o PTSD.

Sono fenomeni clinici differenti, anche se in alcune persone possono interagire.

Se ritieni che un’esperienza traumatica o relazionale possa essere collegata alle difficoltà che stai vivendo oggi, puoi approfondire il mio lavoro come psicologo per trauma o richiedere un primo colloquio di valutazione.

Come lavoro sull’ansia anticipatoria in psicoterapia

Quando lavoro con l’ansia anticipatoria, non considero necessariamente come obiettivo quello di arrivare a una condizione nella quale la persona non provi più ansia.

Un obiettivo più utile e realistico può essere imparare a non organizzare la propria vita intorno alla necessità di eliminare l’ansia.

Per questo, in psicoterapia, possiamo osservare insieme diversi passaggi:

  • quale situazione attiva l’ansia;
  • quale minaccia viene prevista;
  • quali immagini mentali compaiono;
  • quali pensieri alimentano la preoccupazione;
  • quali sensazioni fisiche vengono interpretate come pericolose;
  • quali comportamenti vengono messi in atto per sentirsi più sicuri;
  • che effetto producono questi comportamenti nel breve periodo;
  • che cosa succede invece all’ansia nel medio e lungo periodo.

Questo permette di passare da una domanda come:

“Come faccio a non sentire questa ansia?”

a una domanda diversa:

“Che cosa faccio quando arriva l’ansia, e ciò che faccio mi sta realmente aiutando?”

È un cambiamento di prospettiva importante.

In alcuni casi il lavoro può includere interventi cognitivo-comportamentali, esposizione graduale alle situazioni temute, riduzione dei comportamenti di sicurezza, lavoro sul rimuginio e sulla relazione con l’incertezza. Il trattamento viene comunque adattato al problema specifico e alla persona.

Non devo essere certo che andrà tutto bene per affrontare ciò che temo

Una delle trappole più comuni dell’ansia anticipatoria è la ricerca della certezza.

Vorrei sapere in anticipo che il viaggio andrà bene.

Vorrei essere sicuro che non avrò un attacco di panico.

Vorrei sapere che non farò una brutta figura.

Vorrei avere la certezza che nessuno mi giudicherà.

Vorrei essere sicuro che non succederà nulla di imprevisto.

Ma la vita non permette questo livello di garanzia.

E allora il lavoro psicologico può diventare quello di costruire progressivamente una capacità diversa: tollerare il fatto che una parte del futuro rimarrà inevitabilmente incerta e scoprire di poter affrontare anche questa incertezza.

L’obiettivo non è convincersi che tutto andrà bene.

È imparare che, anche quando non posso sapere esattamente come andrà, posso comunque affrontare ciò che arriva.

Ed è proprio qui che, a mio avviso, l’ansia anticipatoria smette di essere soltanto un problema da eliminare e diventa qualcosa da comprendere.

Perché spesso il punto non è che la mente cerca di prevedere il futuro.

È che, nel tentativo di proteggerci da ciò che potrebbe accadere, comincia a farci vivere nel presente qualcosa che appartiene ancora al futuro.

Ansia anticipatoria cura: imparare ad affrontare ciò che ancora non è accaduto

L’ansia anticipatoria può essere difficile da comprendere proprio perché ciò che temiamo non è ancora successo.

Possiamo però stare male, dormire peggio, controllare continuamente, chiedere rassicurazioni, rimuginare per ore o arrivare persino a rinunciare a qualcosa che per noi è importante.

In questi casi, il problema non è necessariamente la presenza dell’ansia. Provare una certa dose di preoccupazione prima di una situazione importante è normale e, in alcune circostanze, può persino aiutarci a prepararci.

La difficoltà nasce quando l’anticipazione della minaccia diventa più limitante della situazione stessa che dovrà verificarsi di lì a breve.

Nel tentativo di proteggerci, possiamo iniziare a controllare, evitare, prepararci eccessivamente o cercare continuamente la certezza che tutto andrà bene.

Queste strategie possono darci sollievo nell’immediato, ma nel lungo periodo rischiano di rafforzare l’idea che quella situazione sia realmente pericolosa e che noi non siamo in grado di affrontarla senza determinate precauzioni.

Per questo, nel lavoro psicoterapeutico, ritengo importante non concentrarsi soltanto sulla domanda «come posso far passare l’ansia?», ma comprendere anche che cosa succede prima, durante e dopo l’esperienza ansiosa.

Quale minaccia sto prevedendo?

Che cosa immagino possa accadere?

Che significato attribuisco alle sensazioni che provo?

Che cosa faccio per sentirmi più al sicuro?

E soprattutto: queste strategie mi stanno aiutando ad affrontare la situazione oppure stanno progressivamente restringendo ciò che mi sento libero di fare?

L’obiettivo della psicoterapia non è promettere che il futuro sarà privo di imprevisti o che non proveremo mai più ansia.

Una parte del lavoro può consistere, piuttosto, nell’imparare che non è necessario essere completamente sicuri, tranquilli o privi di paura per poter affrontare una situazione.

Posso essere agitato e parlare comunque.

Posso avere paura di un attacco di panico e continuare comunque a uscire.

Posso non sapere esattamente come andrà un colloquio e affrontarlo comunque.

Posso sentire l’incertezza senza doverla eliminare immediatamente.

È un passaggio importante: dal tentativo di controllare ogni possibile esito al riconoscimento della propria capacità di affrontare ciò che accadrà, anche quando non è possibile prevederlo completamente.

In fondo, l’ansia anticipatoria ci porta spesso a vivere una domanda sul futuro come se avesse bisogno di una risposta immediata.

“E se succedesse?”

Il lavoro psicologico può aiutarci a costruire una domanda diversa:

“Se succedesse, come potrei affrontarlo?”

Non è una certezza sul futuro.

È qualcosa di diverso: la fiducia, costruita gradualmente, nella propria capacità di attraversarlo.

Se l’ansia anticipatoria sta limitando le tue scelte o occupando molto spazio nella quotidianità, puoi richiedere un primo colloquio di valutazione per comprendere meglio il problema e considerare il percorso più adatto.

Queste informazioni non sostituiscono una valutazione professionale in studio.

Bibliografia

 

Immagine di Dott. Luca Morselli

Dott. Luca Morselli

Luca Morselli è psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Bologna e online. Si occupa principalmente di ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, pensieri ripetitivi, perfezionismo, difficoltà relazionali e conseguenze del trauma. Integra l’approccio cognitivo-comportamentale con modelli metacognitivi, evolutivi e informati sul trauma. È iscritto all’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, sezione A, n. 9339.